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Centro e museo didattico nazionale
via Michelangiolo Buonarroti 10
Firenze
Il Centro e Museo Didattico Nazionale è una biblioteca di documentazione pedagogica con accesso in via Michelangiolo Buonarroti 10 a Firenze . Creato in un palazzo già dei Gerini, fu ristrutturato nel 1941 , con gli arredi interni di Giovanni Michelucci . Il complesso occupa un intero isolato con dei giardini, oggi pubblivi, sia su lato su piazza dei Ciompi che su quello su via dell'Agnolo .
Storia
In origine il palazzo apparteneva nel Trecento alla famiglia Fioravanti, passando poi nel 1451 ai Gerini .
Nel 1937 venne fondato a Firenze, con il patrocinio del ministro Giuseppe Bottai , il Museo nazionale della Scuola, al quale venne associato nel 1941 il " Centro didattico nazionale ", diretto dal professor Nazzareno Padellaro , coadiuvato da Piero Bargellini in qualità di vice direttore. Nello stesso anno venne assegnata all'Istituto, fino ad allora alloggiato in tre ampie sale della Facoltà di Scienze politiche e sociali in via Laura, la nuova definitiva sede di Palazzo Gerini in Santa Croce. Lo storico edificio medievale, di proprietà del Comune fin dalla seconda metà del secolo diciannovesimo, fu consolidato e restaurato dall'architetto Ezio Zalaffi , allora capo dell'Ufficio di Belle Arti, che, tra le altre cose, ridisegnò anche la nuova facciata "rinascimentale" sul fronte rivolto verso est. Il progetto del 1941 prevedeva anche la costruzione di un edificio adiacente a Palazzo Gerini, ma l'ampliamento non fu mai realizzato a causa della guerra.
A Giovanni Michelucci venne affidato il progetto architettonico degli interni che egli realizzò in collaborazione con alcuni promettenti allievi quali Leonardo Ricci e Giuseppe Gori , figlio dell'ebanista Gregorio Gori che, nella sua bottega di via della Dogana, costruì tutti gli arredi del Centro Didattico Nazionale.
Allo stesso Michelucci si deve anche il progetto per il previsto ampliamento non realizzato, i cui disegni sono attualmente conservati presso gli archivi della stessa Biblioteca di documentazione pedagogica.
Il giardino
Ingenti i danni subiti dagli arredi, soprattutto quelli del piano terra, in seguito all' alluvione del 1966 . I pezzi superstiti, sopravvissuti alla furia devastatrice dell' Arno , sono stati smembrati e dislocati in altri ambienti dell'edificio, mentre alcuni si trovano ora alla Fondazione Giovanni Michelucci di Fiesole . Ancora esistente, quasi integralmente, il mobilio delle stanze del primo e secondo piano, sebbene, in alcuni casi, riadattato all'attuale nuova funzione dell'Istituto.
Lo stato originario degli arredi delle varie sale è documentato dalle foto presenti nella "Guida D. Annuario della scuola e della cultura", pubblicato a cura di G. Gozzer nel 1951 .
Gli arredi di Michelucci
I mobili, distribuiti nei tre piani dell'edificio, e riadattati in funzione della nuova destinazione, testimoniano una delle esperienze più mature e significative di Michelucci come disegnatore di mobili, tappa che prelude la successiva attività del maestro nel campo della produzione industriale. In essi può dirsi sintetizzata la lezione che lo stesso Michelucci impartiva ai suoi allievi quando dal 1936 ebbe la cattedra di Architettura degli Interni all' Università di Firenze , ossia la necessità di creare un rapporto organico tra l'arredamento e lo spazio architettonico deputato a contenerlo.
Gran parte dei mobili sono realizzati con legni pregiati come il noce , il ciliegio e la porrina , tutti accomunati da un'elevata qualità della lavorazione artigianale, che si manifesta soprattutto nella cura del dettaglio e nella tendenza a valorizzare le venature delle varie essenze.
Tra i pochi arredi recuperati del piano terra restano le panche e gli espositori-contenitori sistemati nell'atrio d'ingresso, e qualche sedia, un tavolino ed una libreria a vetri nella sala prospettante il cortile interno.
Al primo piano, dove i locali hanno mantenuto quasi integralmente l'arredamento originale, è possibile osservare ancora alcuni complessi di pregevole qualità come quello della Biblioteca, della Sala della Presidenza, del Salone delle adunanze, della Sala dell'educazione tecnica e degli Istituti industriali. Ciascuno di questi ambienti presenta un arredamento assolutamente funzionale e perfettamente integrato nell'involucro architettonico che lo accoglie; ogni spazio è modellato in relazione alla propria destinazione d'uso e spesso intervengono, a fare da cornice al mobilio, decorazioni parietali a tema, come il pergolato popolato da uccelli nella Sala dell'istruzione agraria, lo zodiaco dipinto sul soffitto della Sala degli Istituti Nautici e il trompe l'oeil nella Sala della Presidenza, che allude alla memoria degli studioli rinascimentali.
L'essenzialità e la sobrietà delle forme non escludono modellature della materia in linee curve e morbide; ricorrono frequentemente bordi e spigoli stondati, maniglie nascoste, superfici convesse. Tra i motivi conduttori emerge principalmente il tema delle colonne che si ritrovano negli schienali delle panche, nelle librerie come sostegno dei ripiani, nella Biblioteca dove due gruppi di colonne binate portano il piano soppalcato che copre metà dell'ambiente.
Superata la reazione agli eccessi decorativi dell'eclettismo e all'accademismo dei maestri, Michelucci abbandona le forme spigolose e rigide della produzione degli anni '20 per concedersi ad una lavorazione più libera che traduce e reinterpreta la tradizione in chiave moderna.
Fortuna critica
Sull'arredamento di Palazzo Gerini sono stati pubblicati alcuni articoli; tuttavia i giudizi storici e critici espressi in proposito non sempre sono sufficienti ad esaurire i molteplici aspetti di questa imponente opera di design . Un recente valido contributo ci è dato dalla Prof.ssa. Dora Liscia Bemporad che, in continuità con la lettura offerta da Giovanni Klaus Koenig - che definisce questa esperienza come una grande lezione di architettura moderna -, ha il merito di collocare l'opera di Michelucci all'interno di un percorso critico, che mettendo al vaglio la cospicua produzione degli anni giovanili dell'architetto, ne fa comprendere appieno lo spirito avveneristico.
Sebbene gli arredi progettati da Michelucci per il Museo e il Centro didattico non siano più tutti visibili nella loro collocazione originaria, è possibile, comunque, apprezzarne ancora oggi una discreta parte negli attuali ambienti di Palazzo Gerini, che dal 1980 ospita la Biblioteca di Documentazione Pedagogica.
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