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Comune di Capraia a Limite 
Cenni Storici
Età del Bronzo
Le prime tracce di insediamenti di vita stabili sul territorio limitese sono da far risalire all'età del bronzo (1.100 a.c. circa), come testimoniano i reperti degli scavi provenienti da Loc. Montereggi.
In questo luogo gli scavi condotti dal Museo archeologico e della ceramica di Montelupo hanno portato al rinvenimento di due capanne, di cui una completamente conservata nella sua pianta. I materiali ritrovati comprendono: • manufatti in osso (pettini), • vaghi di collana in pasta vitrea, • ceramiche tra cui vasi cordonati, biconici, • olle con decorazione puntinata, • vasetti d'impasto nero ('protobucchero'), • fornelli.
La civiltà etrusca nei suoi diversi periodi (arcaico, classico ed ellenistico) è ampiamente rappresentata da reperti scavati in località Montereggi di Limite. In questo luogo agli inizi degli anni Settanta è stata rilevata la presenza di un abitato di notevoli dimensioni. Di particolare interesse sono le anfore qui rinvenute (dai tipi propriamente etruschi del VI-V secolo a.C., alle cosiddette tipologie 'greco italiche' IV-II secolo a.C.) per le quali si può
ragionevolmente stabilire la provenienza laziale, a prova di un florido commercio soprattutto di vino. I commerci degli antichi abitanti di Montereggi avvenivano anche con terre lontane, come è testimoniato dalla presenza di una Kylix attica attribuibile al pittore Codros, un ceramista attivo in Atene nell'ultimo trentennio del V secolo a.C. La produzione di ceramiche di epoca etrusca variava dai tipi grezzi dei grandi dolia per la conservazione delle derrate alimentari fino al raffinato vasellame con decorazione sovradipinta. Dell'ultima fase di vita di Montereggi sono testimonianza una serie di brocche per l'acqua, rinvenute in una cisterna, alcune delle quali del tipo detto 'a pasta chiara granulosa' che si trovava ancora nel secolo I d.C.
Epoca Romana
Per l'epoca romana costituiscono un'importante fonte di informazione i materiali, soprattutto anfore, trovati all'interno di un edificio databile tra il IV e V secolo d.C. casualmente venuto alla luce in località Le Muriccia, nel territorio del comune. Il contesto identificato da queste anfore è tipico dei commerci mediterranei di epoca tarda, con una forte presenza di contenitori per il vino provenienti dal Nord Africa, per l'olio dalla Spagna e degli spathia di probabile produzione orientale.
Medioevo ed età moderna
L' origine di Capraia è senza dubbio antichissima, mentre assai più recente è quella di Limite. Durante questo intervallo sono sorti gli altri abitati oggi frazioni del comune: Bibbiani, Pulignano, Castellina, Castra, Conio e Colle
Capraia
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Nel Medioevo Capraia ebbe una notevole importanza per la sua posizione in vetta al colle dominante la piana. Feudo della Famiglia Alberti di Mangona, fu contesoi tra fiorentini e pistoiesi. Nel 1203 i fiorentini costruiscono di fronte a Capraia il castello di Montelupo per fronteggiare l'espansionismo dei pistoiesi allora capeggiati dal Conte Guido Borgognone.
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L'anno successivo, però, i pistoiesi furono costretti a firmare un atto di vassallaggio nei confronti dei fiorentini. Le lotte per il controllo del castello si sovrapposero alla lotta tra Guelfi e Ghibellini, culminarono verso la metà del XIII secolo nell'attacco ad opera dei Ghibellini del Castello di Capraia e delle vicine Castra e Conio dove si erano rifugiate le famiglie guelfe fiorentine. Queste ultime, ormai allo stremo,
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cercarono di trattare una resa onorevole nascondendo, però, la loro reale situazione. La delazione di un calzolaio
fiorentino, che informò i Ghibellini sulla condizione disperata delle famiglie guelfe, rese vano questo tentativo. I conti e i capitani guelfi furono fatti prigionieri, incatenati e quindi gettati in mare. Nel 1250 i Guelfi ritornarono e giustiziaroo il calzolaio traditore in mezzo ad una folla entusiasta.
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Il nome Capraia sembra derivare da Cerbaria; così il luogo era indicato in un privilegio dell'imperatore Ottone III in favore del vescovo di Pistoia. Cerbaria significa luogo di cervi. Un'altra tradizione fa risalire l'origine del nome Capraia a capra, collegando questa etimologia a un fatto d'arme avvenuto durante la guerra tra Empoli e San Miniato La storia del borgo di Capraia si è identifcata con quella del suo castello.LimiteLe origini di Limite sono invece molto più recenti; infatti le prime notizie ufficiali si rintracciano in un atto di donazione, risalente al 940, del conte Guido Guidi, proprietario di numerosi terreni in queste zone, a favore del capitolo della Città di Pistoia, dove il conte risiedeva. Nella donazione si parla infatti che uno dei poderi ceduti era situato in Limite. Nei secoli
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successivi si sviluppa poi come modesto scalo fluviale. Dopo essere stato feudo del conte Guidi, passa, inizialmente, al comune di Pistoia e nel XIV secolo viene ceduto alla Repubblica fiorentina. posizione di confinetra due giurisdizioni ecclesiastiche e politiche, Pistoia e Firenze.
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Il Montalbano a cui piedi sorge il borgo favorì lo sviluppo delle attività di raccolta del legno e di pastorizia. Il fiume Arno costituì il secondo elemento fondamentale nella vita di questa comunità. I navicellai limitesi con le loro imbarcazioni risalivano l'Arno trasportando granaglie, sale, aringhe e altre derrate. Col passare degli anni, Limite riuscì a incrementare le proprie attività fino ad attrarre la maggior parte degli abitanti dei borghi vicini e divenire il centro più importante di questo territorio. Questa crescita portò nel 1874 al trasferimento della sede comunale da Capraia a Limite. La categoria di navicellai crebbe rapidamente di importanza, a tal punto che i limitesi divennero i navigatori più esperti e più ricercati in particolare per i trasporti più importanti da Firenze verso la foce. Il passo da navicellai a costruttori di
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barche fu molto breve. Questi legame storico e profondo con il fiume Arno ha contribuito non solo alla nascita di cantieri navali, ancora oggi attivi e ben operanti, ma anche alla nascita della Società canottieri.
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Prima metà del Novecento
Il fascismo Passata la prima guerra mondiale e i suoi sconvolgimenti sociali ed economici, la comunità di Capraia e Limite si trovò a fronteggiare il fenomeno del fascismo. Anche se mancò nel territorio del comune, come invece accadde nelle zone limitrofe dell'empolese, una forte organizzazione antifascista, gran parte della popolazione avversò fin dall'inizio il regime. Non vi furono gesti clamorosi di ribellione, ma l'avversione al fascismo si manifestò chiaramente durante il ventennio;, per esempio il bar di Romeo Maggini era molto più frequentato della Casa del fascio.
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La caduta del fascismo Dopo la caduta del fascismo, gli antifascisti iniziarono a far sentire la loro presenza. Una grande manifestazione per la pace e contro il fascismo si svolse a Empoli già all'indomani del 25 luglio 1943 con la partecipazione di molti limitesi, i quali, nei giorni successivi, si impossessarono delle case del fascio sia in Limite che in Capraia. Nel territorio non vi furono comunque vendette cruenti o regolamenti di conti e anche la costituzione della Repubblica di Salò non portò gravi lacerazioni nella comunità. Il territorio boschivo del Montalbano costituì un luogo ideale di rifugio e di azione per i partigiani che da lì compivano azioni di disturbo nei confronti delle forze armate tedesche tagliando copertoni e fili telefonici, o diffondendo volantini e stampa clandestina. La reazione fascista si fece però sentire, come quando, dopo lo sciopero nazionale del 4 Marzo 1944 a cui partecipò anche Limite, i fascisti limitesi compilarono una lista con 25 nomi, da arrestare e deportare nei campi di concentramento in Germania.
La liberazione Intanto la guerra procedeva verso il suo epilogo e nel settembre 1944, quando ancora tutto il nord era in mano nazista, i tedeschi abbandonarono il Paese che tornò nelle mani della popolazione. Già nel novembre il paese aveva un nuovo Sindaco, Leo Negro, che, grazie al suo carisma, riuscì a convincere gli operai dei cantieri e di tutte le aziende a prestare volontariamente e gratuitamente la propria opera per la ricostruzione. Altre misure adottate dal CLN furono la costruzione di un ospedale e la rimessa in funzione del mulino e dei due panifici. Fu inoltre organizzata la Stazione dei carabinieri e eletta la nuova Giunta e il Consiglio comunale. Rinascevano o nascevano vecchi e nuovi organismi come la Cooperativa artieri, la Società della pubblica assistenza, la Società canottieri, la Filodrammatica, e la Società calcistica. Si stava ormai tornando alla normalità sia nella vita quotidiana che nel lavoro.
Giorni Nostri
Il declino della cantieristica e della lavorazione della terracotta Oggi il Comune di Capraia e Limite è un attivo comune industriale e residenziale con importanti attività economiche, anche se la sua attività di maggiore tradizione, la cantieristica, ha purtroppo subito un declino irreversibile. A causa delle condizioni ambientali del fiume Arno (oggi navigabile solo in alcuni tratti) e della viabilità terrestre, che difficilmente consente il trasporto di imbarcazioni di grande stazza, i grandi cantieri si sono dovuti trasferire in prossimità del mare. Sono rimasti in attività cantieri più piccoli che costruiscono e/o riparano imbarcazioni per il canottaggio e aziende comunque collegate al settore della cantieristica, specializzate in meccanica navale.
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Lo sviluppo di altri settori Abbandonate, per cause di forza maggiore, le attività principali dei cantieri per Limite e della terracotta per Capraia, si sono sviluppati altri settori artigianali, quali la lavorazione del cristallo e della cera, ed industriali (soprattutto produzione nastri adesivi e abbigliamento). Sono inoltre rimaste le piccole lavorazioni del legno e del mobile in genere e quelle dell'oggettistica in ceramica, grazie anche alla vicinanza di un importane centro ceramistico come Montelupo Fiorentino.
Il turismo una grande opportunità Un settore in forte sviluppo è quello del turismo: il territorio del comune col suo susseguirsi di oliveti, vigneti, di colline e aree pianeggianti, di boschi all'interno dei quali camminare, è uno spettacolo della natura che si offre a coloro che lo visitano. Aziende agricole del luogo hanno inoltre aggiunto alla loro attività l'agriturismo. Nel 1999 il Comune di Capraia e Limite ha registrato la presenza di circa 18.000 turisti.
Le tradizioni di questa comunità sono comunque legate all'Arno e, recentemente, sono tornate a nuova vita due significative manifestazioni popolari: il Palio di San Lorenzo ed il Palio della Montata.
Da Vedere
Parco Archeologico di Montereggi
Il 'distretto' etrusco La serie di scoperte archeologiche avvenute nella zona di Artimino-Comeana dopo il 1965, hanno consolidato l'ipotesi di un precoce popolamento etrusco lungo questa porzione della riva destra dell'Arno, dove è anche evidente lo sviluppo di una cultura locale dotata di caratteri originali. Tra i ritrovamenti vi sono alcuni reperti origine non autoctona, soprattutto corredi tombali di fattura orientaleggiante a prova della importanza del fiume Arno come canale di approvvigionamento di merci e veicolo di influssi culturali provenienti dal Mediterraneo orientale. Si tratta di reperti presenti anche nella Val di Pesa e nel medio corso dell'Elsa. Questo fatto rivela la presenza di genti in contatto fra di loro entro un territorio che, iniziando da sud nella bassa Val di Cecina e irradiandosi nell'area volterrano-colligiana, si estendeva a nord lungo le valli dell'Elsa e della Pesa, per incunearsi, oltre il corso dell'Arno, nella fascia collinare subappenninica. Nascita e sviluppo dell'abitato
Gli studiosi fanno risalire i primi insediamenti stabili nell'area di Monterggi agli inizi del V secolo a.C. Gli etruschi scelsero questo sito per la sua posizione avanzata nel massiccio collinare del Montalbano. Lungo questa dorsale infatti è riconoscibile uno dei più importanti percorsi che conducevano attraverso Pistoia all'appennino. Tuttavia l'accesso di gran lunga più importante per Montereggi non era terrestre, quanto fluviale. Solo in epoca romana avanzata è probabile che siano stati costruiti attracchi fluviali di una certa importanza, necessari agli scambi di merci e popolazione con gli abitati di fondovalle.
La documentazione sulle attività economiche e produttive della piccola popolazione di Montereggi si limita al ritrovamento di vasellame di foggia grezza, riferibile al periodo centrale di vita dell'insediamento, e di attrezzi per la filatura e tessitura domestica come rocchetti, fuseruole e pesi da telaio. Molto comune doveva inoltre essere la fabbricazione casalinga di contenitori domestici da fuoco (olle). L'aspetto poco raffinato di questi contenitori contrasta con i materiali che emergono da una fossa per i rifiuti rinvenuta nel sito. In essa non solo era contenuta una notevole quantità di ceramica dipinta, ma un intero complesso di oggetti, anche metallici, tali da testimoniare un livello di sviluppo e un tenore di vita abbastanza elevato. La diversità dei reperti ritrovati induce a ritenere che esistessero nell'abitato aree caratterizzate da funzioni diverse. L'abbandono dell'abitato Verso la metà del I secolo a.C. l'abitato di Montereggi venne abbandonato. L'abbandono del sito è legato alla romanizzazione dell'Etruria centro-settentrionale e settentrionale interna. Ma la storia di Montereggi non termina del tutto con la rovina definitiva dell'abitato etrusco. Dopo la caduta dell'impero romano, in periodo longobardo, avvenne un parziale ripopolamento. Tra la seconda metà del VII e dell'VIII secolo d.C. una piccola comunità si reinsediò tra le rovine etrusche che costellavano il poggio, utilizzandone i resti per costruire precarie strutture murarie, formate con pietre, laterizi di copertura e, persino, frammenti di dolia. Verso la fine del IX secolo anche questa nuova fase di popolamento venne a cessare e, con essa, terminò anche la storia millenaria della collina.
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Il Castello di Capraia
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Lo 'scrigno' di Capraia Ecco alcuni 'gioielli' di questo scrigno • il castello, la rocca medievale, angolo fuori del tempo ancora protetto da una patina di favola medievale; • la fornace Pasquinucci, l'antica manifattura della terracotta, oggi importante galleria espositiva; • l'Arno che proprio a Capraia curva per iniziare la sua corsa verso i mare. Le origini del castello tra storia e 'storie' Le mura del castello sono oggi scomparse; si sono invece conservate le leggende e le storie collegate a questo snodo strategico della politica marinara dei Medici. L'origine può forse essere fatta risalire fino agli Etruschi che si insediarono fra il fiume e l'altura. L'altura per la difesa, il fiume per la logistica. La toponomastica potrebbe risalire alla strategia militare usata per la conquista della rocca della vicina S. Miniato. Fu concepito un audace trucco, utilizzato poi anche da Rommel e dall'esercito israeliano, per espugnare la rocca. Alle corna delle capre di un gregge, appartenente a un ovile della collina di Capraia - che ancora in tempi recenti si chiamava il 'Pastorino' - , vennero appese delle torce in modo da far pensare alla presenza di un grande esercito. Intimoriti gli assediati si arresero 'incornati', appunto.
Al di là della leggenda il toponimo Capraia deriverebbe da Cerbaia originata da Cervus a indicare il luogo impervio e boschivo del colle. La prima notizia sul castello risale al 1142, quando i conti Alberti, una delle famiglie più potenti del luogo, entrarono in possesso della contea di Capraia. Lo 'rivalità' con il fiorentino castello di Montelupo In epoca comunale il castello di Capraia aveva come dirimpettaia la fortificazione di Montelupo, eretta dai fiorentini allo scopo di contenderle il controllo strategico del confine sull'Arno e della via al mare. Infatti questo snodo strategico era conteso militarmente tra Firenze (stabilita a Montelupo) e Pistoia (insediata nel castello di Capraia).
Le 'riforme' del vescovo giansenista Scipione de' Ricci Placate le disfide comunali, il castello tornò ad essere il centro di un tranquillo borgo dedito alle sue attività fino a quando il vescovo giansenista di Pistoia Scipione de' Ricci trasformò l'antica rocca in un luogo di culto e ne fece un centro di propagazione delle nuove idee che provenivano dalla Francia. Questo avveniva mentre, dall'altra sponda del fiume, la chiesa dell'Ambrogiana sotto Cosimo III de'Medici diveniva una roccaforte dello spiritualismo e del tradizionalismo cattolico. Le cose notevoli da vedere All'interno della chiesa della rocca si trovano dipinti di scuola toscana seicentesca. Fra le cose notevoli: • le mura in pietra del castello che risalgono al 1000; • un Martirio di Santo Stefano tela di Filippo Tarchiani del 1621; •una croce astile in bronzo con formelle del XIV secolo; • un crocifisso ligneo del 1400. • le decorazioni laterali degli altari opera dell'artista capraino Raffaello Ciani; • il campanile ai cui rintocchi è legato il detto 'da Montelupo si vede Capraia, Cristo fa le coppie e poi le appaia', espressione rinmata in tutta la Toscana
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Villa di Bibbiana
Le origini etrusche La tenuta di Bibbiani si estende da Capraia alla Castellina di Limite e dalle rive dell'Arno ai Colli di Pulignano. L'area fu abitata fin dal VI secolo A.C. come mostra l'insediamento etrusco scoperto sulla collina di Montereggi, entro i confini della tenuta. La prima notizia sulla tenuta risale al 767, quando Gundoaldo, medico del re longobardo Desiderio, cedette la proprietà, 'con vigne e pascoli', al monastero di San Bartolomeo di Pistoia. Al XII secolo risale la pieve di San Jacopo a Pulignano, nella parte collinare della tenuta. Nel XV secolo, con bolla di papa Eugenio IV, la proprietà passò ai canonici lateranensi di Lucca
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L'impronta dei Medici La trasformazione del complesso medievale in villa signorile avvenne nel XVI secolo ad opera della famiglia fiorentina dei Frescobaldi; nello stesso secolo Bibbiani veniva a trovarsi confinante con la bandita di caccia del Granduca Cosimo de' Medici, il 'Barco reale', da cui la separava un tratto di mura ('Muro del Barco') in parte conservato.
Il 'laboratorio' di Cosimo Ridolfi Alla fine del XVIII secolo Bibbiani passò ai Marchesi Ridolfi, e nell'Ottocento conobbe grande sviluppo grazie a Cosimo Ridolfi, cui si devono la creazione del ' parco romantico', di una scuola di orticoltura, e un'intensa valorizzazione della produzione vinicola. Bibbiani nel Novecento Alla fine del secolo Bibbiani passò ai veneziani Franchetti, che costruirono la nuova cantina e le scuderie. Dagli anni Trenta appartiene alla famiglia Del Gratta. Nel 1944 il Parco, la Villa e gli arredi subirono pesanti danni durante il passaggio della guerra; successivamente i proprietari hanno intrapreso il restauro della villa e del parco, il potenziamento dell'azienda agricola e l'impianto di un vivaio di conifere esotiche.
Il riconoscimento di dimora storica L'interesse monumentale ed archeologico di Bibbiani è certificato dall'appartenenza all' Associazione Dimore Storiche Italiane e dai vincoli posti dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali; la qualità della sua produzione, sviluppata nel rispetto della tradizione e dei progressi della viti e olivicoltura, è attestata dall'ampia diffusione e dall'apprezzamento incontrato sul mercato italiano e internazionale.
Fornace Pasquinacci
Un gioiello di archeologia industriale La fornace Pasquinucci è un vero e proprio reperto di archeologia industriale. Sorse agli inizi dell'Ottocento su una fornace preesistente nella quale già si lavorava la terra della zona, adattissima per ogni tipo di vasellame. I fondatori Antonio ed Enrico Pasquinucci dettero vita ad una vera e propria dinastia di vasai che si protrasse fino agli Sessanta del Novecento.
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Per quasi un secolo i manufatti prodotti alla 'Pasquinucci' sono stati utilizzati da intere generazioni per pranzare, riscaldarsi e lavarsi. La produzione della fornace comprendeva infatti: pentole, tegami, scaldini, bracieri, conche di ogni forma e dimensione. Fra gli scaldini non possiamo non ricordare quelli di lusso dalla doppia 'sfessatura' sul manico (cioè una lesena doppia più sciolta e decorativa), e dalla 'esse' al termine dei manici a formare un fiocco. Altre produzioni caratteristiche erano i vasi da fiori, i salvadanai e i 'turafiaschi' per proteggere il vino dalla coda dei topi.
La terra dell'Arno La terra, che si raccoglieva sulla riva dell'Arno, veniva rimpastata e scambiata a seconda della ricchezza di ferro e stagno. Per la disidratazione venivano usati i 'trogoli' e i 'terrai' vasche più piccole con i muretti intorno. Questi ambienti sono ancora visibili nel cortile della fornace. Con l'Arno iniziava il lavoro e con l'Arno finiva. I manufatti venivano trasportati in barca fino a Marina di Pisa e quindi al porto di Livorno. Da qui le successive destinazioni erano le isole: la Sicilia e la Sardegna.
Un luogo suggestivo Oggi la fornace è centro espositivo che conserva ancora la struttura suggestiva di questo antico laboratorio artigianale. In un angolo troviamo ancora il vecchio torno azionato 'a piede' accanto al forno con la bocca aperta vi sono tutti gli attrezzi come se fosse stato appena spento. Nel cortile rimane il pozzo che guarda i 'trogoli' insieme alla stanza dei vecchi 'mulini'. Al piano superiore sulle pareti sono incise le date lasciate da vari artigiani: si parte dal 1895.
Montalbano
Un suolo ricchissimo La natura geologica del suolo varia moltissimo: dalle pietre arenarie, alle argille di ambiente marino ai depositi fluviali-lacustri. La natura del suolo spiega le cave di materie prime per le fornaci di ceramiche e quella di pietra serena usata fino alle epoche più remote per rifinire e abbellire le abitazioni. Lo stesso Leonardo si occupò nelle visioni fantastiche del 'diluvio' del nativo Montalbano e delle conchiglie fossili che vi si trovavano. A questo proposito egli scriveva 'nel taglio di colle Gonzoli... li predetti gradi de', nichi in fango azzureggiante, e vi si trova di varie cose marine'.
Un natura 'dolce e salubre' L'area protetta del Montalbano, che si estende per 16.000 ettari nella zona compresa tra le province di Firenze, Pistoia e Prato, è caratterizzata da un paesaggio prevalentemente collinare dominato dalla presenza di viti (coltivate nella parte piana o in alcuni terrazzamenti), di olivi (diffusi sui pendii più alti) e di boschi di castagni (sulle sommità).
Le caratteristiche paesaggistiche del territorio rendono il Montalbano un luogo adatto per passeggiate ed escursioni. Numerosi sono infatti i percorsi, effettuabili a piedi o in bicicletta, che raggiungono località collinari immerse nel verde, siti archeologici di rilievo e boschi antichissimi come il lecceto di Pietramarina. Una campagna-giardino ideale per l'agriturismo Ville signorili, eleganti fattorie e numerose case coloniche sono dislocate un po' dappertutto, nei vari poderi. Tali costruzioni, emblema dell'azione dell'uomo, sono state recentemente ribattezzate con il nome di 'campagne-giardino'a sottolineare l'importanza dell'azione dell'uomo su un territorio come il Montalbano, reso di anno in anno più produttivo grazie ai terrazzamenti e alle estensioni dei vigneti e degli oliveti.
Oggi il Montalbano è area di turismo ecologico. Grande successo ha infatti avuto l'agriturismo di quest'area caratterizzata dall'originale fusione di attività agricole sia tradizionali che inconsuete (dalla produzione dell'olio e del vino a quella del miele, dei formaggi, delle confetture e delle erbe officinali) e dalla valorizzazione delle bellezze naturali della zona attraverso la realizzazione di percorsi trekking, di punti attrezzati per la sosta e attraverso l'istituzione di foresterie.
Barco Reale
I Medici scelgono il 'Montalbano' Fra le numerose riserve di caccia realizzate un po' dovunque in Toscana soprattutto durante il XVI e il XVII secolo, questa del Barco reale era sicuramente la più importante, oltre che per la sua estensione anche per l'imponenza delle sue infrastrutture.
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Le prime acquisizioni di terreni sul Montalbano, luogo '...di bella veduta, d'aria salubre, e d'ogni tipo di cacciagione copioso' (come si legge nei documenti del tempo), avvennero nel 1470 per opera di Lorenzo il Magnifico, proseguirono sotto Cosimo I e si incrementarono notevolmente sotto Francesco I e Ferdinando I che compresero l'importanza di queste colline per i loro affari e per lo svago. Nasce il Barco reale L'estensione raggiunta da tali possedimenti fu probabilmente alla base della decisione di realizzare sul Montalbano la grande riserva di caccia conosciuta come Barco reale. Essa, completata nel 1626, era utilizzata sia per salvaguardare alcune specie di animali (cinghiali, starne, fagiani, coturnici, francolini, ecc.) sia per custodire la selvaggina destinata alle cacce granducali. Di una tutela particolare godevano anche gli alberi (querce, cerri, castagni, gelsi, pini, lecci, abeti, olmi, noci, cipressi, pioppi) e gli arbusti (ginepro, imbrentina, mirto, marruca) presenti al suo interno.
Nella riserva si trovavano inoltre alcune fattorie, quella delle Ginestre circondata da muri palancati, quella di Artimino e Calappiano e altre ancora. La grande recinzione Della recinzione muraria, realizzata negli anni 1624-1625 e che si estendeva per una lunghezza di poco più di 50 km, sono attualmente rimasti resti più o meno ben conservati per circa 30 km. Il muro, alto due metri, era intervallato da cancelli (di cui oggi non è rimasta nessuna traccia) e da cateratte. Di queste ultime sono rimaste le massicce strutture verticali, conservatesi meglio rispetto alle parti più leggere in legno che si frapponevano al corso delle acque.
Nei primi decenni del XVIII secolo, quando le cacce erano in declino, anche il Barco attraversò un periodo di decadenza e di abbandono. Le riforme dei Lorena Con l'avvento dei Lorena (1738) la gestione delle fattorie granducali venne affidata agli affittuari che rappresentavano gli interessi del padrone dinanzi ai contadini occupandosi dell'amministrazione delle proprietà. A questi anni risalgono anche i primi provvedimenti riguardanti i boschi come l'istituzione di un Ministro dei boschi del Barco interpellato in occasione di tutti i tagli di alberi e la suddivisione dell'area della riserva in dieci parti (decimi) per facilitare il sistema di rotazione dei tagli. La liberalizzazione dell'area Dopo la metà del XVIII secolo, la diminuzione del commercio del legname e gli alti costi dei lavori di manutenzione del Barco, determinarono un periodo di difficoltà che avrebbe portato, il 13 luglio 1772, alla decisione di liberalizzare l'uso della vasta area.
Al pari delle ville medicee, anche il muro del Barco, le cui tracce sono oggi visibili lungo le pendici dei colli, in mezzo alle coltivazioni o tra la fitta vegetazione del sottobosco, deve essere considerato un vero e proprio bene culturale e come tale salvaguardato.
Fonte Comune di Capraia
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