|
Comune di Empoli 
Appare nei documenti fin dal sec. VIII come castello in località detta tuttora Empoli Vecchio (Santa Maria a Ripa), ma la città si andò formando dopo il
1119 intorno alla pieve di S. Andrea (1). Feudo dei conti Guidi nel 1182 giurò fedeltà alla Repubblica Fiorentina. Nel 1260, dopo la battaglia di Montaperti che segnò la sconfitta dei guelfi fiorentini, nel palazzo dei conti Guidi fu tenuto il famoso parlamento ghibellino, nel quale Firenze fu salva per le generose parole di Farinata degli Uberti citate da Dante nel suo poema (Inferno, Canto X). A ricordo dello storico congresso, il Palazzo Guidi venne ribattezzato Palazzo Ghibellino e con questo nome è conosciuto tuttora. Le mura cittadine, diroccate dalla grande piena dell'Arno del 1333, furono rinnovate pochi anni dopo, mentre alla seconda metà del Quattrocento risale la costruzione di una terza cinta muraria (2), quadrangolare, della quale sono tuttora visibili ampi tratti. La città molto sofferse dalle soldatesche di Castruccio Castracani (1315) dai Pisani e dai
 |
|
|
Visconti. Nel 1501 fu saccheggiata dal duca Valentino e nel 1530 dalle truppe imperiali spagnole, dopo la disperata difesa organizzatavi da Francesco Ferrucci. Dal sacco del 1530 fino alla seconda metà del XVIII secolo, Empoli visse un periodo di oscurità durante il quale perse in parte quelle caratteristiche che l'avevano resa, per qualche secolo, un centro estremamente vitale. I primi sintomi di risveglio si ebbero con le riforme per il rilancio delle imprese e dell'economia del granduca Leopoldo I di Lorena. Dalla metà dell'Ottocento, di pari passo allo sviluppo manifatturiero, specie vetrario, si assisté ad un notevole sviluppo urbanistico e demografico che portò alla creazione della ferrovia "Leopolda" fra Firenz
e e Pisa e al nuovo ponte sull'Arno. Le mura cittadine e le porte furono demolite per lasciare spazio alle abitazioni. Il vecchio centro storico fu ulteriormente impoverito dai gravi danni provocati dall'ultimo conflitto mondiale. Nel dopoguerra si è così assistito ad un progressivo e paziente recupero delle antiche strutture architettoniche ed urbane.
Oggi
Empoli è un importante centro commerciale e industriale, ricco di tradizioni e di opere d'arte. La città, rinomata per le sue vetrerie e la sua attività nel campo dell'abbigliamento, è situata sulla riva sinistra dell'Arno, in una fertile pianura, all'incrocio di grandi arterie stradali e in posizione strategica rispetto ad importanti mete turistiche come Firenze (km 33), Lucca (km 46), Pisa (km 49), Siena (km 66).
Rimasta per lunghissimo tempo un centro a prevalente economia agricola e mercantile, Empoli si apri allo sviluppo industriale con la promulgazione delle leggi economiche del granduca Pietro Leopoldo. Decadute durante l'epoca napoleonica le attività artigianali tradizionali (la tessitura della lana e del lino, la lavorazione del feltro e della paglia, la produzione delle ceramiche), il vero e proprio decollo industriale si ebbe con la nascita della produzione vetraria (1). Negli anni a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo e soprattutto con il suo maggiore sviluppo nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. Negli anni '50 la crisi di alcune industrie ha aperto la strada pure in questo settore all'affermazione della piccola e media impresa, anche cooperativa. Nel contempo si è avuto un lento processo di diversificazione produttiva e di innalzamento del livello qualitativo alla produzione di fiaschi, damigiane e bottiglie in vetro verde, si è aggiunta quella di articoli da tavola e da arredamento in vetro bianco, colorato e cristallo, e di articoli da illuminazione. L'industria delle confezioni, nata nel periodo della prima guerra mondiale con la produzione di cappotti e impermeabili, è straordinariamente progredita nei primi anni '50 fino a diventare attualmente il più importante settore produttivo di Empoli e dell'intera area. Si producono capi in pelle, pellicce, abiti femminili, cappotti, giacconi, shearling, impermeabili e bottoni. Accanto all'industria dell'abbigliamento sono inoltre venute imponendosi alcune importanti entità aziendali in vari settori dalla metalmeccanica all'alimentaristica, dalla commercializzazione e assistenza software alla nascita di un'impresa pubblica di gestione e controllo delle risorse ambientali. Empoli rappresenta dunque il nucleo portante di quella che risulta essere la terza area industriale della Toscana ormai definita nella letteratura specialistica in termini di "distretto industriale". La Empoli degli anni '80 è venuta peraltro evolvendosi verso lo sviluppo di nuove funzioni e l'assunzione di un nuovo ruolo; una trasformazione che è tuttora in corso sedimentatasi anche nella formazione di un tessuto urbano pressoché continuo lungo le due rive dell'Arno da Empoli e Sovigliana di Vinci a Limite, Capraia, Montelupo Fiorentino. Rispetto a questa compagine urbana, che è quasi una nuova città su due rive, ma anche rispetto più in generale al medio Valdarno, al Valdarno inferiore (zona del cuoio) e alla Valdelsa Empoli - favorita in ciò anche dall'apertura della strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno e dallo sviluppo dei traffici sulla linea ferroviaria Firenze-Pisa, ha ormai assunto il ruolo di centro primario di servizi. Si è avuto infatti un ulteriore incremento di servizi amministrativi e finanziari, e del terziario commerciale: lo stesso centro storico - il cosiddetto "Giro d'Empoli"- ha assunto i caratteri di una qualificata galleria commerciale, consolidando, così, la sua antica peculiarità di luogo di incontro e di frequentazione. Sono nati inoltre nuovi servizi di sostegno alla produzione (nel campo, per esempio, della informazione e commercializzazione per il comparto moda), è stata irrobustita e rinnovata una presenza già di lunga data nei servizi alle persone, in particolare quelli per l'infanzia e per i disabili. Empoli inoltre è dotata di un'ampia articolazione di scuole medie superiori e di una biblioteca pubblica tra le più importanti di enti locali in Toscana. A corredo della espansione urbana, impetuosa durante gli anni '60-'70, si è avuto poi più recentemente lo sviluppo di un sistema del verde, dello sport e del tempo libero. Spicca in tale sistema il complesso rappresentato dalle piscine (2/3) e dal grande parco urbano (4) (tuttora in corso di realizzazione), che media il rapporto tra la città, la campagna circostante nel vecchio alveo del fiume Arno e le colline: un cuore verde per la futura città sulle due rive dell'Arno. La Empoli degli anni '90 sta costruendo il proprio futuro assieme agli altri comuni dell'area cercando una propria forte collocazione nella comunità regionale. I primi risultati già cominciano a vedersi: la Regione Toscana ha sancito con legge la nascita del Circondario dell'Empolese Valdelsa e toccherà ora a tutti i comuni riempirlo di contenuti assieme alla Provincia di Firenze ed alla Regione Toscana. Un primo impegno è rappresentato dalla costituzione della Agenzia per la gestione della formazione professionale. Nel campo delle attività formative il Centro Trovamici ha ricevuto un importante riconoscimento a livello internazionale da parte del Programme on Educational Building dell'OCSE che lo ha selezionato e inserito in una pubblicazione comprendente le 46 strutture educative maggiormente innovative a livello mondiale. Anche l'Università è arrivata ad Empoli: sono già operanti i corsi di laurea breve in chimica e in scienze infermieristiche. Nel campo sanitario Empoli è l'unica realtà non capoluogo di provincia in Toscana ad essere sede di USL. Nel settore ambientale l'azienda Publiservizi, da 12 comuni nel 1995 é passata ora a gestire servizi per 21 comuni, e, assieme alle aziende municipalizzate di Prato e Pistoia, si pone il problema della gestione dei servizi legati all'acqua, ai rifiuti, al gas in un bacino ancora più ampio, nel centro della Toscana.
Info: U.O. Attività culturali e Turismo e coordinamento Beni culturali del Comune di Empoli tel. 0571 757729 e-mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Da Vedere
In Centro è costituito dalla piazza Farinata degli Uberti o dei Leoni, cinta da portici e arricchita al centro da una fontana marmorea con tre Naiadi di Luigi
Pampaloni (1827) (1) e quattro leoni accovacciati. Sulla piazza si affacciano i più importanti edifici storici della città: il Palazzo Ghibellino (nel quale hanno sede il Museo Civico di Paleontologia e l'Archivio Storico comunale) fu probabilmente costruito nell'XI secolo dalla famiglia dei conti Guidi, ma ha quasi del tutto perduto le sue linee originarie, essendo stato ristrutturato nel XVI secolo, quando fu acquistato dai Del Papa; il Palazzo
|
|
 |
 |
|
|
Pretorio, già sede del Comune fu reso celebre dal fatto che il commissario fiorentino Francesco Ferrucci fissò qui il suo quartier generale fra l'ottobre del 1529 e l'aprile del 1530, quando cioè le truppe imperiali spagnole muovevano all'assedio di Firenze, saccheggiando e distruggendo ogni borgata o castello che fosse rimasto fedele alla Repubblica Fiorentina. Ma l'edificio di gran lunga più notevole che si affaccia sulla piazza è la famosa Collegiata di Sant'Andrea (2), ricostruita nel 1093 e decorata da una facciata a marmi bicromi, che segna il limite occidentale della diffusione sul territorio dell'aristocratico linguaggio architettonico del romanico fiorentino. L'interno, rifatto nel XVIII secolo e ripristinato assieme a gran parte del soffitto dopo i gravi danni bellici del luglio 1944, conserva notevoli opere d'arte. Sulla destra della chiesa è l'ingresso al Museo della Collegiata, fondato nel 1859, dove si possono ammirare alcuni autentici capolavori come i dipinti di Masolino, Lorenzo Monaco, Filippo Lippi, le sculture di Tino di Camaino e Mino da Fiesole, le terrecotte dei Della Robbia.
 |
|
|
Dalla piazza Farinata degli Uberti, seguendo il breve Canto del Pretorio e percorrendo la via Giuseppe del Papa, si piega a destra, nella via Santo Stefano, in fondo alla quale sorge la chiesa di Santo Stefano (3), eretta dagli Agostiniani dal 1367 fino ai primi decenni del XV secolo, mentre la costruzione dell'annesso convento (4) proseguì nel secolo successivo. L'interno dell'edificio, suddiviso in tre ampie navate con cappelle laterali, conserva resti di affreschi e sinopie di Masolino da Panicale, una splendida Annunciazione marmorea di Bernardo Rossellino e pregevoli dipinti del Seicento toscano. Da via Giuseppe del Papa si passa in Via Roma e da qui nella piazza della Vittoria, sistemata a giardino, sulla quale sorgono il Museo casa natale di Ferruccio Busoni, sede dell'omonimo Centro Studi Musicali e la chiesa della Madonna del Pozzo di Gherardo Mechini e Andrea Bonistalli (1621): un tempietto ottagonale preceduto da una navata cinta da loggiato. Ai margini dell'abitato, sulla via per Montespertoli, è la chiesa di San Giovanni Battista, che ha una Crocifissione di Francesco Ligozzi, firmata e datata 1619. Sin dai tempi della Repubblica fiorentina la Podesteria di Empoli comprendeva anche le comunità di Monterappoli e di Pontorme (l'attuale stemma del Comune, infatti, mostra ancora i simboli associati delle tre località). Già castello dei conti Guidi, Monterappoli ebbe sempre stretti legami con il più grande e fiorente centro del fondo
|
|
 |
valle; nei pressi dell'abitato è la notevole chiesa di San Giovanni Battista (5), antica pieve romanica in laterizio del XII secolo. Pontorme, ormai sobborgo di Empoli, è la patria del pittore Jacopo Carrucci (1494 - 1556), detto il Pontormo. La parrocchiale di San Michele (6), di antichissima fondazione, con facciata in laterizi, conserva presso il transetto destro una coppia di tavole con i SS. Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo, opera giovanile del Pontormo (ca. 1519). Al margine dell'abitato è l'antica chiesa di San Martino (7) con abside semicircolare romanica e facciata in pietra e laterizi. I dintorni di Empoli sono ricchi di insediamenti minori, che non di rado conservano testimonianze del loro passato (8), rappresentate dalle chiese parrocchiali e da numerose ville (9) sorte nel corso dei secoli ad opera di celebri famiglie. Erede delle chiese che ancora nel XIV secolo esistevano in Empoli Vecchio è Santa Maria a Ripa (10), un bell'edificio rinascimentale ad una navata con cappelle laterali, preceduto da un porticato. Nell'interno, altre ad alcuni dipinti quattro-cinquecenteschi sono diverse terrecotte robbiane.
 |
|
|
In prossimità della confluenza dell'Elsa in Arno è poi la frazione di Marcignana che nella romanica chiesa di San Pietro conserva una Madonna col Bambino e Santi di Ridolfo del Ghirlandaio ed un Crocifisso dipinto di scuola fiorentina del Trecento. Si segnalano infine la Chiesa di San Michele a Pianezzoli, con un bel pulpito marmoreo del XV secolo ed un dipinto giovanile (1593) del Cigoli; quella di San Donato in Val di Botte, con un Crocifisso del Trecento; Santa Maria a Cortenuova, con dipinti di Francesco Ligozzi e i SS. Simone e Giuda a Corniola, con l'annesso convento.
Associazione Turistica Pro Empoli Info: U.O. Attività culturali e Turismo e coordinamento Beni culturali del Comune di Empoli tel. 0571 757729 e-mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Collegiata di Sant'Andrea
Tra le chiese di Empoli, la Collegiata emerge per antichità e importanza e da essa proviene il nucleo più cospicuo delle opere che formano attualmente la raccolta dell'attiguo Museo. Anche se le notizie più antiche sulla Collegiata risalgono ad un documento del 780, la costruzione della chiesa attuale deverisalire al 1093, data iscritta sulla trabeazione della facciata. Quest'ultima, aggiunta probabilmente a conclusione della costruzione dell'edificio, non prima della metà del XII secolo, è l'unico esempio di "esportazione" sul territorio dell'aristocratico linguaggio architettonico del romanico fiorentino (1). Sia la facciata (2) che l'interno della chiesa hanno subìto, al pari della facciata, profonde modifiche nel corso dei secoli. La trasformazione più radicale - che ha conferito alla chiesa l'aspetto attuale - fu operata nel Settecento dall'architetto Ruggeri che sopraelevò l'interno, sopprimendo la partizione in tre navate. Fra il 1802 e il 1803 fu invece modificato sostanzialmente l'originario prospetto a salienti, che divenne a capanna con l'aggiunta di due ali marmoree sopra gli spioventi, con il conseguente sollevamento e ampliamento del timpano.
La Collegiata conserva al suo interno opere d'arte notevoli fra cui si segnala, sull'altar maggiore (1785) di Zanobi del Rosso, il trittico di Lorenzo di Bicci raffigurante La Madonna in trono fra i Santi Martino, Andrea, Agata e Giovanni Battista. Attualmente ha funzione di sagrestia la Cappella di San Lorenzo, già prima sede del Museo, dove erano raccolte le sculture e le robbiane all'epoca dell'ordinamento Carocci. La Collegiata possiede inoltre un cospicuo nucleo di oggetti liturgici (calici, croci, reliquiari, paramenti), databili fra il XVI e il XIX secolo. Si segnalano infine dieci importanti codici miniati dei secoli XIII, XIV, XV e XVI che, dopo un soggiorno fiorentino durato quasi mezzo secolo, si sono ricongiunti al resto del patrimonio del quale fanno parte nel maggio del 1993.
Info: U.O. Attività culturali e Turismo e coordinamento Beni culturali del Comune di Empoli tel. 0571 757729 e-mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Museo della Collegiata di Sant' Andrea
|
|
 |
 |
|
|
Il Museo della Collegiata di Empoli, uno dei più antichi musei ecclesiastici, nacque sullo sfondo dei moti risorgimentali tesi a realizzare l'unità d'Italia. Nel 1859 fu concessa la prima elargizione di Lit 5040 all'Opera di Sant'Andrea dal Governo Provvisorio Toscano, il cui Ministro degli Affari Ecclesiastici era l'empolese Vincenzo Salvagnoli. La prima sede del Museo, già realizzato nell'anno successivo, fu la Cappella di San Lorenzo, attigua alla chiesa. Le opere catalogate erano in numero di cinquantaquattro, provenienti dalla Collegiata, da chiese soppresse e da donazioni di privati. Alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento il pittore Vincenzo Lami riuscì ad acquisire un altro ambiente per la sistemazione delle opere d'arte la cui esposizione fu aperta al pubblico. Ordinatore della raccolta, nella sua prima sistemazione scientifica, fu l'ispettore della Soprintendenza Guido Carocci che dispose i dipinti in ordine cronologico, creando una sezione speciale per le sculture e terrecotte, con un'ampia vetrina per i codici miniati. L'incremento delle opere alla fine degli anni Trenta del nostro secolo suggerì il trasferimento delle raccolte negli ambienti della Propositura, affidando a Piero Sampaolesi il nuovo progetto museale. La guerra non solo interruppe tale realizzazione, ma provocò danni ingenti alla Collegiata e ad alcune opere.
|
|
 |
Nel dopoguerra l'opera di ricostruzione fu intensa. Nel 1956 si riaprì il Museo, strutturato da Guido Morozzi e ordinato da Umberto Baldini. Tale allestimento era ispirato a criteri di godibilità estetica, evidenziando i valori artistici delle opere esposte. Nello stesso periodo la raccolta del Museo venne incrementata con l'ingresso di alcuni capolavori come i due Santi del Pontormo e l'Annunciazione di Bernardo Rossellino. Al 1990 risale infine l'ultimo ordinamento del Museo, a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze. Oltre ad eliminare gli stress climatici che nuocevano alle opere d'arte, lasciando inalterata la struttura architettonica del Museo, tale allestimento ha inteso rispettare il nucleo storico della collezione ricollocando nelle sedi originarie opere pervenute più di recente come i Santi del Pontormo e i capolavori della chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani. Le opere sono sistemate secondo un ordinamento didattico-scientifico. Dal suggestivo Battistero, dove sono riuniti tutti gli
affreschi custoditi nel Museo (tra i quali il capolavoro di Masolino (1) raffigurante il Cristo in pietà) e per cui fu scolpito anche l'imponente fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino, si passa nella seconda sala destinata alle sculture. La Pinacoteca è allestita al piano superiore, dove i dipinti sono disposti cronologicamente. La terza sala riunisce le opere più antiche, dal polittico dell'anonimo artista pistoiese (2) denominato Maestro del 1336 agli interessanti prodotti delle botteghe fiorentine, operose tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Nella quarta sala sono esposte le opere già pienamente quattrocentesche, con autentici capolavori come i due trittici di Lorenzo Monaco (3) e la piccola Maestà di Filippo Lippi. Nella quinta sala, accanto al Tabernacolo di San Sebastiano (4) di Francesco Botticini e Antonio Rossellino, sono riunite tutte le opere dei Botticini (5), la cui bottega fu attiva fino ai primi decenni del Cinquecento. Nel salone, dominato dal Tabernacolo del Sacramento (6) di Francesco e Raffaello Botticini, seguono infine le altre opere tardoquattrocentesche, cinquecentesche e quelle già seicentesche. Il percorso del Museo si conclude nella parte superiore del chiostro dove sono esposte alcune robbiane (7) già sistemate nell'allestimento del 1956.
Orario: dal martedì alla domenica 9.00/12.00 - 16.00/19.00 telefono 0571 76284 e-mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
La chiesa di Santo Stefano e il Convento degli Agostiniani
|
|
 |
La chiesa di Santo Stefano (1) si presenta come la tipica chiesa conventuale, priva di facciata e caratterizzata dal semplice e lungo fianco aperto da due porte su Via de' Neri. Essa infatti fu sede dei frati agostiniani, che ne iniziarono i lavori nel 1367. Un grande impulso alla costruzione della chiesa venne dato dal priore Michele da Empoli, frate nel convento dal 1390 al 1432, tanto che già in quegli anni l'edificio doveva avere l'aspetto attuale soprattutto riguardo alla struttura architettonica, con quattro cappelle a sinistra, cinque a destra e tre absidali. Più lunga e complessa fu la costruzione del convento, dove si lavorava ancora nel secolo XVI, mentre la chiesa al suo interno si era andata arricchendo di opere ed arredi, a cura delle famiglie cittadine che avevano ottenuto il patronato delle cappelle e delle due Compagnie religiose, della Croce e della SS. Annunziata, che qui risiedevano sin dalla fine del Trecento. Con la soppressione del 1808 i frati abbandonarono il convento che fu adibito a sede delle nuove scuole pubbliche e dato in proprietà al Comune, terminando così la sua storia religiosa. La chiesa diventò proprietà demaniale e durante l'ultima guerra fu gravemente danneggiata, per essere completamente ripristinata negli anni Settanta in seguito a lunghi lavori di restauro. Al suo interno si segnalano affreschi di Masolino (2) nel transetto destro e nella Cappella di S.Elena (sinopie), la tavola di Bicci di Lorenzo, San Nicola da Tolentino (3) protegge Empoli dalla peste, la splendida Annunciazione marmorea di Bernardo Rossellino (ricollocata nella sua sede originaria in occasione dell'ultimo allestimento del Museo della Collegiata, dove era stata trasferita nel 1956) e pregevoli dipinti del Seicento toscano (Passignano, Vannini, Manetti, Furini).
 |
|
|
Convento degli Agostiniani La più antica delle sedi monastiche esistenti a Empoli fu quella dei frati agostiniani che fin dal 1291 ebbero un primo insediamento e probabilmente un oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena in borgo, cioè al di fuori delle mura. I frati si trasferirono dentro le mura nel 1367 per concessione della Repubblica, a causa delle continue guerre tra Empoli e Pisa e delle conseguenti incursioni di Sanminiatesi e Pisani. Fin dai primi anni del loro trasferimento iniziarono i lavori della chiesa e del convento; tuttavia, mentre la chiesa doveva aver assunto l'aspetto attuale già nei primi decenni del Quattrocento, più lunga e complessa fu la costruzione del convento, dove si lavorava ancora nel XVI secolo e dove le vicende costruttive terminarono soltanto alla fine del Settecento.
|
|
 |
Nel 1780 il pittore fucecchiese Alessandro Masini eseguì gli affreschi della sala del Cenacolo, con l'Ultima Cena sulla parete di fondo e le decorazioni "trompe l'oeil" della volta e delle pareti laterali. Con la soppressione del 1808 i frati abbandonarono il convento che fu adibito a sede delle nuove scuole pubbliche e dato in proprietà al Comune, terminando così la sua storia religiosa. Con il restauro effettuato negli anni Novanta dal Comune di Empoli, tutti gli ambienti del piano terreno e del primo piano hanno dimostrato la loro flessibile riqualificazione, derivata da un recupero sensibile ed attento ai valori storici che coinvolgevano le articolate strutture conventuali. Il restauro e gli avvicendamenti spaziali proposti durante il lungo periodo d'intervento, sono il risultato di rigorosi metodi operativi tendenti ad un recupero funzionale capace di comporre concetti e conflittualità che informano e normatizzano l'opera del restauratore. Sono sempre stati privilegiati "....i momenti che caratterizzano l'inserzione dell'opera nel tempo.... ed in quale di questi momenti è lecito l'intervento." Sono sopravvissute autentiche testimonianze dell'evoluzione temporale del complesso monumentale, che dal XIV secolo giungono fino ai primi anni del secolo scorso, in un armonico fluire di ambientazioni organiche e spazi vitali di notevole prestigio, adatti alle richieste della nuova collettività.
 |
|
|
La configurazione dimensionale che modella e presiede l'organismo recuperato dell'ex convento è inserita nello stesso spazio fisico del suo esistere, idonea per classi graduabili di destinazioni pubbliche, culturali e sociali, per le quali non è venuta meno l'immagine formale che ha caratterizzato l'eloquente volumetria monumentale già realizzata dagli Agostiniani.
Info: U.O. Attività culturali e Turismo e coordinamento Beni culturali del Comune di Empoli tel. 0571 757729 e-mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Fonte Comune di Empoli
|