Fucecchio
PDF Stampa E-mail

Comune di Fucecchio Comune di Fucecchio

Cenni storici

 

Le origini di Fucecchio sono strettamente legate ai conti Cadolingi, potente casata di origine pistoiese. Spinti dalla crescente potenza del Vescovo di Pistoia a cercare nuovi spazi per affermare un proprio
autonomo potere, essi trovarono nel
"luogo detto Fucecchio" condizioni ideali per costruire il centro di una signoria territoriale equidistante dalle maggiori città (Pistoia, Lucca, Pisa e Firenze), all'incrocio di importanti vie di terra (la via Francigena) e d'acqua (l'Arno e la Gusciana, emissario del Padule di Fucecchio). Presso un guado sull'Arno essi fecero erigere, intorno al Mille, il castello di Salamarzana.

Periodo Cadolingio

Nel 986, è documentata per la prima volta la chiesa di San Salvatore, fondata dal conte Cadolo in prossimità del ponte sull'Arno e dell'adiacente porto. Qui, sul fiume, era nato il secondo nucleo insediativo da cui si sarebbe sviluppato il centro abitato di Fucecchio: Borgonuovo, il villaggio cresciuto accanto all'Arno e vivacizzato dal passaggio dei mercanti e dei pellegrini, che transitando lungo la Via Francigena, potevano sostare presso l'ospizio annesso alla chiesa di San Salvatore. Poco prima del Mille il conte Lotario, figlio di Cadolo, affiancò alla chiesa un monastero benedettino. La nuova istituzione, beneficiando di numerose donazioni da parte delle famiglie aristocratiche residenti tra Valdarno e Valdinievole, divenne una delle più prestigiose della regione e accumulò un vasto patrimonio fondiario. Intorno alla metà dell'XI secolo passò all'ordine vallombrosano ed ebbe come abate Pietro Igneo, esponente del partito favorevole alla riforma della chiesa a cui, dopo qualche esitazione, avevano aderito anche gli stessi conti Cadolingi. Sotto il suo abbaziato, nel 1086, il monastero fu dichiarato dal pontefice Gregorio VII esente da qualsiasi autorità laica o ecclesiastica e sottoposto direttamente alla Santa Sede.
Nei primi anni del XII secolo una rovinosa alluvione dell'Arno costrinse i monaci a ricostruire gli edifici in luogo più sicuro, sull'altura vicina al castello di Salamarzana (oggi poggio Salamartano). Da allora, e fino ad oggi, sia pure attraverso modifiche e ristrutturazioni, l'abbazia e l'adiacente chiesa di San Giovanni, dotata di fonte battesimale da Urbano II nel 1089, costituirono il polo ecclesiastico del paese.
Estintasi nel 1113 la dinastia dei Cadolingi, il castello attraversò un periodo di decadenza, trovandosi al centro di conflitti tra le città maggiori - Firenze, Lucca e Pisa - che cercavano di occupare lo spazio lasciato libero dalla scomparsa della casata comitale. Anche il monastero perse l'antica dimensione regionale e si avviò a divenire sempre più un'istituzione locale. E' in questo periodo, tuttavia, che maturò una classe dirigente rappresentata essenzialmente da alcune famiglie divenute potenti all'ombra dei conti Cadolingi, e che formarono ben presto il ceto consolare del Comune, costituitosi sul finire del XII secolo.

Seguirono, nel corso del Duecento, anni di intensa crescita. Il monastero, ormai in crisi, alienò le terre prima accumulate, sulle quali furono costruite nuove abitazioni. Specialmente dopo la metà del secolo, quando la crescita demografica si fece sempre più intensa, i nuovi borghi si espansero a ventaglio, oltre il "castello vecchio" scendendo in direzione dell'Arno, secondo cinque assi principali che facevano capo alla più antica porta castellana (situata presso l'attuale Piazza Vittorio Veneto). Iniziando da oriente essi furono: la contrada di Porta Raimonda (Via P. Martini), Borghetto (Via La Marmora), il borgo di Gattavaia, la contrada di dominus Bernardo (Via Donateschi), la contrada di Sambuca, ossia l'area compresa tra le attuali piazza Cavour e Poggio Alberighi. Tale fu l'impulso della crescita che prima della fine del Duecento si dovette procedere alla costruzione di una nuova cinta muraria con la quale si chiusero i nuovi borghi a mezzogiorno, secondo un percorso che andava dalla Porta Raimonda fino alla Porta Bernarda, lungo l'attuale corso Matteotti (dove si trovavano i fossati). Così, agli inizi del Trecento, l'impronta urbana del castello di Fucecchio era definitivamente consolidata.
Intanto anche il distretto comunale si andava fissando entro confini sempre più precisi, assorbendo le piccole comunità rurali circostanti, tanto che nei primi anni del Trecento il territorio comunale aveva ormai assunto la forma che grosso modo è rimasta inalterata fino ad oggi.

Nel 1314 il comune di Fucecchio si staccò dall'antica città dominante, Lucca, accostandosi progressivamente a Firenze a cui si sottomise - come altre terre del Valdarno inferiore - nel 1330. In quegli anni il castello aveva ormai raggiunto la massima espansione demografica, avvicinandosi, con tutta probabilità, a circa 3000 anime. Poco dopo, però, Fucecchio e gli altri centri vicini furono colpiti dalla grave pestilenza che imperversò in tutta l'Europa intorno alla metà del Trecento. A quell'epidemia ne seguirono altre che, sommandosi agli effetti nefasti delle persistenti guerre tra Pisa e Firenze, decimarono la popolazione locale, provocando, tra l'altro, lo spopolamento pressoché completo dei villaggi delle Cerbaie e l'inselvatichimento delle campagne. Nei primi del Quattrocento il comune di Fucecchio contava ormai appena un migliaio di abitanti.

La ripresa fu lenta e coincise col graduale ripopolamento delle campagne, avvenuto soprattutto a partire dal Cinquecento, sia su impulso del Comune, che cedette a basso costo i propri terreni a coloro che erano intenzionati a ripristinarvi le colture, sia in seguito agli acquisti sempre più massicci da parte di proprietari fiorentini. Tra questi si distinsero i Medici, i quali, accumulando latifondi soprattutto intorno al bacino del Padule di Fucecchio, vi costituirono col tempo alcune grandi fattorie. La rinascita e l'espansione delle colture richiamò nuove braccia e diede impulso ad una nuova crescita demografica che si manifestò più intensamente nel corso del XVII secolo, a dispetto delle ricorrenti epidemie, che non sembra abbiano influito molto sul deciso e continuo aumento della popolazione, passata dai 1958 abitanti del 1551 ai 4245 del 1634. Di questa crescita sono segni evidenti, tra XV e XVII secolo, l'ampliamento di antichi edifici ecclesiastici o ancor più la costruzione di nuove chiese, come l'oratorio della Vergine della Ferruzza, quelli di San Rocco dentro e fuori le mura, o il convento francescano della Vergine. D'altro canto anche l'edilizia civile sembra rinnovarsi proprio in questi anni dando luogo ai maggiori palazzi patrizi locali, in parte risultato di accorpamenti e ristrutturazione di precedenti edifici medievali, in parte frutto di completi rifacimenti, ma sempre assecondando l'originaria impronta urbana medievale rimasta sostanzialmente inalterata.

Dalla metà del Settecento la crescita demografica, qui come in altri centri toscani, diventò ancor più rapida e impetuosa, mentre, nel frattempo, maturavano importanti novità nelle circostanti campagne. Negli ultimi trenta anni del XVIII secolo si sviluppò, infatti, la riforma voluta dal granduca Pietro Leopoldo I, che investì profondamente le strutture economiche, civili ed ecclesiastiche del paese.
Con la vendita a privati del patrimonio comunale delle Cerbaie e dei poderi che costituivano la fattoria granducale di Ponte a Cappiano, circa un terzo del territorio del Comune uscì da un secolare immobilismo entrando in circolazione e fondando o allargando ricchi patrimoni familiari. Dopo il 1780 anche il tanto atteso prosciugamento del "Lago" di Fucecchio, ricondotto dopo oltre tre secoli all'originaria condizione di palude, contribuì senz'altro al recupero di terre inutilizzate, così come furono ridotti a coltura parte dell'area del bosco delle Cerbaie che era stata privatizzata. Tuttavia questi mutamenti provocarono le proteste degli strati più miseri della popolazione, la cui sopravvivenza era legata allo sfruttamento delle risorse marginali del Padule e delle Cerbaie (pesca, raccolta di erbe, legname e sottoprodotti dei boschi).
Alle riforme si accompagnarono alcuni radicali interventi sui monumenti, come, a partire dal 1780, il rifacimento dell'antica pieve, già insignita del titolo di Collegiata, completamente ricostruita in forme neoclassiche; o le ristrutturazioni che interessarono il monastero di San Salvatore nell'epoca delle soppressioni, o, ancora più tardi, l'eliminazione della chiesa e del monastero di Sant'Andrea per far posto all'ospedale di San Pietro Igneo.

Nell'Ottocento Fucecchio è un paese popoloso (alla fine del secolo il Comune supera gli undicimila abitanti) in cui prevalgono le attività artigianali legate alla manifattura del lino (già in crisi, tuttavia, prima della metà del secolo), la tessitura, le botteghe dei tintori, i calzolai, le fornaci di mattoni, il commercio al minuto, mentre mancano vere e proprie industrie. Notevole il traffico dei navicelli lungo l'Arno, almeno fino a quando la nuova ferrovia Leopolda non rese superfluo il trasporto delle merci lungo il fiume; ma è anche un centro scosso da frequenti crisi, in cui una povertà diffusa alimenta lo strato dei miserabili e della popolazione marginale. Solo tra fine dell'Ottocento e gli inizi del secolo seguente si sviluppano i primi nuclei produttivi a dimensione industriale come la fabbrica di fiammiferi Taddei, poi acquisita dalla Saffa, che arrivò a contare 600 operai, molti dei quali donne.

La vera "rivoluzione industriale" cominciò per Fucecchio nel secondo dopoguerra, con lo sviluppo dei settori conciario e calzaturiero che moltiplicarono l'occupazione richiamando una consistente immigrazione dal Sud e facendo superare alla popolazione il tetto dei 20.000 abitanti.
Il paese subì gravi ferite durante la seconda guerra mondiale, tra cui la perdita della trecentesca torre detta "di Castruccio" e i pesanti danni inferti al coevo complesso della rocca, ora restaurato. Insanabile, invece, la perdita dei 175 uomini, donne e bambini trucidati in Padule dall'esercito tedesco in ritirata, nell'agosto del 1944.

Da vedere

Centro Storico

Il poggio Salamartano, il polo religioso del centro, ha una posizione panoramica sul Valdarno inferiore. Da qui lo sguardo spazia sulla pianura fitta di insediamenti e sulle alture delle Cerbaie, fino al Monte Serra e alle Alpi Apuane. Vi attestano la Chiesa di San Salvatore e la Collegiata di San Giovanni Battista, qui costruite nel XII secolo, ma completamente restaurate e ampliate tra il Cinquecento e il Settecento. Contigua alla chiesa di San Salvatore è la così detta "Sala del Poggio", già cappella della Misericordia, attualmente utilizzata come auditorium per incontri e conferenze.

Centro Storico di Fucecchio

 

Sottostante al Poggio Salamartano si trova Piazza Vittorio Veneto, l'antica Piazza Grande, che costituisce il punto di raccordo fra il polo religioso prima descritto ed il polo civile del nucleo originale del paese, La Rocca Corsini, alla quale si accede attraverso una cordonata in pietra; intorno alla Rocca si collocano il Parco ed il complesso monumentale. Su un lato di Piazza Vittorio Veneto sorge il Palazzo del Podestà o Palazzo Pretorio. Percorrendo un breve tratto di via San Giovanni si giunge al Palazzo Montanelli della Volta, altro esempio di edilizia civile Medioevale, che nel corso del tempo ha subito profonde modifiche strutturali.

Poggio Salamartano
Il "monte" o "poggio" Salamartano è ricordato già nei documenti dell'undicesimo secolo. Nel 1106 fu donato all'abate di San Salvatore affinché qui fosse ricostruito il monastero, che era stato devastato da un'inondazione dell'Arno. Contemporaneamente vi fu ricostruita anche la chiesa di San Giovanni, poco prima eretta in battesimale ed affidata in cura agli abati. Più tardi il poggio fu circondato da mura e utilizzato a lungo come cimitero. Nel 1984 è stato pavimentato con mattoni a coltello. Sul pavimento sono visibili quattro piccoli tasselli marmorei che segnano lo spazio occupato da un'abitazione medievale (sec. XII) i cui resti, rinvenuti nel 1984, sono conservati nel Museo comunale

Chiesa di San Salvatore

Fondata dal conte Cadolo, capostipite dei Cadolingi, nel villaggio di Borgonuovo, presso il ponte sull'Arno, la chiesa di San Salvatore è ricordata per la prima volta in un documento del 986. Intorno al Mille il figlio di Cadolo, Lotario, istituì accanto alla chiesa un monastero affidandolo ai monaci benedettini. Nel 1106 una rovinosa inondazione dell'Arno distrusse gli edifici, che furono quindi ricostruiti sull'altura prossima al castello di Salamarzana, su un terreno appositamente donato dall'ultimo dei Cadolingi, il conte Ugolino.

Chiesa di San Salvatore Fucecchio


Già passato ai Vallombrosani con l'abate Pietro Igneo nella seconda metà dell'XI secolo, il monastero accumulò notevoli ricchezze fino agli inizi del XII. Cominciò a decadere dopo l'estinzione dei Cadolingi e alla fine del Duecento fu ceduto alle monache di Santa Chiara di Lucca, dette di Gattaiola, che lo affidarono ai Francescani conventuali, riservandosi però la superiore giurisdizione spirituale.

Poiché nel 1085 il pontefice Gregorio VII aveva dichiarato l'abbazia indipendente da qualsiasi autorità vescovile, la badessa di Gattaiola pretese di arrogarsi il singolare titolo di "Episcopessa", che di fatto mantenne fino a quando fu costituita la diocesi di San Miniato (1622). Dopo l'allontanamento dei Francescani (1783), in seguito alle riforme leopoldine, il monastero fu prima trasformato in conservatorio e passò alle Clarisse, che tuttora vi risiedono.

Chiesa di San Salvatore Fucecchio

E' ad un'unica ampia navata, secondo lo schema ad "aula" tipico delle chiese francescane. L'altar maggiore, disegnato nel primo decennio del Settecento da Giovan Battista Foggini, il più noto scultore e architetto al servizio di Cosimo III dei Medici, fu realizzato in marmo di Carrara da Anton Maria Franchi nel 1711-12.

 

 

Collegiata di San Giovanni Battista

Collegiata di San Giovanni Battista Fucecchio

La Collegiata di Fucecchio, intitolata a San Giovanni Battista, sorge sul luogo dove era situata l'antica pieve, ricordata sin dalla fine dell'XI secolo e istituita dal Pontefice Urbano II, su richiesta dei conti Cadolingi. L'ingresso principale, che si apre sull'alta facciata in laterizio, è raggiungibile sia dal poggio Salamartano che da piazza Vittorio Veneto mediante un'ampia scalinata in pietra.
All'ultimo quarto del Settecento sono riferibili, oltre che il grandioso impianto neoclassico a croce latina con cappelle laterali, anche le notevoli decorazioni plastiche e la maggior parte degli arredi.

Collegiata di San Giovanni Battista Fucecchio

Nella prima cappella a sinistra notevole tavola in due parti rappresentante la Madonna in Trono col Bambino con i Santi Giovanni Battista, Marco, Pietro e Andrea (tavola inferiore) e il Battesimo di Cristo (tavola superiore) di ambiente fiorentino del primo Cinquecento.
Nella terza cappella a sinistra è custodita la così detta Madonna di Piazza, altorilievo in marmo di buona fattura, raffigurante la Vergine con Bambino, della fine del XVI secolo, che deve il nome all'originaria collocazione, sull'angolo dell'ex palazzo della Cancelleria (Piazza Vittorio Veneto)
Si tratta di un'immagine particolarmente venerata a Fucecchio dove, secondo una tradizione, avrebbe protetto la popolazione durante la peste del 1630, ricevendone una macchia scura sul volto.

Collegiata di San Giovanni Battista Fucecchio

Da segnalare infine, nella sala capitolare, attigua alla sagrestia, il ciclo di affreschi di Antonio Domenico Bamberini (1666-1741) realizzato intorno al 1720 e rappresentante l'Eterno, con Cristo Angeli e Santi (si noti in particolare la dedicazione a San Giovanni Battista della città di Fucecchio).

Il Santuario della Madonna delle Vedute

Fu edificato nella prima metà del Settecento ampliando il precedente oratorio di San Rocco fuori le mura, che qui esisteva dai primi del Cinquecento. La chiesa prende nome dall'Immagine della Madonna, che vi fu trasferita nel 1730 dalla località "Le Vedute", nelle Cerbaie. All'Immagine, oggetto di venerazione popolare, sono stati attribuiti vari miracoli.

Santuario della Madonna delle Vedute Fucecchio


Secondo la tradizione l'opera sarebbe stata affrescata nel XIII secolo entro un tabernacolo, eretto per indicare la strada ai viandanti che correvano il rischio di smarrirsi nei boschi, in seguito all'apertura di una variante della Via Francigena.

La facciata della chiesa nelle forme attuali risale al 1911, quando fu radicalmente restaurata. La navata centrale è della prima metà del Settecento, quando l'antico oratorio di San Rocco fu radicalmente ristrutturato in seguito al trasferimento dell'Immagine delle Vedute. Le due navate laterali furono invece aggiunte nel XIX secolo.

Santuario della Madonna delle Vedute Fucecchio

Notevole il soffitto intagliato, realizzato nel 1743 dai fiorentini Giovan Battista Dolci e Romolo Malavisti e dorato in oro zecchino dal pittore fucecchiese Gaspero Masini. Al centro pregevole tela di Vincenzo Meucci, che raffigura l'Assunzione in Cielo della Vergine Maria, con San Rocco (1745). Sull'altare maggiore, eretto nel 1740, l'Immagine della Madonna delle Vedute, più volte ridipinta, incorniciata in un "trionfo" di angeli e cherubini, opera di gusto barocco di scultore anonimo, che si ispirò alla decorazione berniniana della cattedra d San Pietro.


La Chiesa ed il Convento della Vergine

La chiesa e il convento della Vergine furono edificati agli inizi del Seicento nel luogo detto "alle Cinque Vie", all'incrocio di importanti strade. Vi si incontravano, infatti, la Via per Pistoia, quella per Cerreto Guidi, la vecchia Via fiorentina (oggi delle Fornaci), la scomparsa Via delle Solaia (che confluiva nella via per il ponte sull'Arno), e quella che scendeva dal castello attraverso la Porta Raimonda.

 

Chiesa della Vergine Fucecchio

 

Qui esisteva da tempo un piccolo oratorio dove si venerava un'immagine della Vergine, il cui culto si era rafforzato nella seconda metà del Cinquecento. Sull'onda di questa devozione per la Madonna, favorita anche dallo stesso governo dei Medici, la "Compagnia della carità", una confraternita fucecchiese costituita presso l'oratorio, ottenne dal Granduca il consenso di erigere un convento per i Padri francescani, e di ricostruire, ampliandola, la chiesa.
Nel 1631 l'edificio era ormai concluso, anche se i lavori continuarono con la costruzione del campanile, del chiostro e delle celle per i frati.

La fama del convento si accrebbe specialmente dopo il 1736, quando San Teofilo da Corte vi istituì il Ritiro, regolato da norme particolarmente rigorose e severe. Dopo le soppressioni degli ordini religiosi e le confische da parte dello Stato, la comunità francescana rientrò in possesso del convento restandovi fino al 1995.
Sulla facciata, preceduta da un portico a quattro luci, è visibile in alto, sopra il finestrone e le finestre lobate, lo stemma mediceo. Sotto il portico tre lunette e quattro nicchie con Via Crucis, queste ultime affrescate da Alberico Carlini, autore dei dipinti del chiostro.

La Chiesa della Vergine della Ferruzza

Il grazioso oratorio della Vergine, situato presso la Fonte detta anticamente Peruzza o Ferruzza, fu edificato, intorno alla metà del Quattrocento, fuori dalla Porta Nuova di Sant'Andrea, nei pressi del luogo dove, fin dal XIII secolo, sorgeva un romitorio.

Chiesa della Vergine della Ferruzza Fucecchio

 

La chiesa fu di patronato del Comune, che a lungo ne nominò gli "operai" incaricati di conservare e abbellire l'edificio, finché, sul finire del Settecento, passò al Capitolo della Collegiata di San Giovanni Battista dai cui sacerdoti è tuttora officiata.
L'esterno è preceduto da un piccolo ma elegante loggiato e da una scalinata che scende presso gli antichi lavatoi.
All'interno pregevole affresco frammentario rappresentante Madonna col Bambino in trono, San Giovanni e Sant'Antonio Abate, lavoro databile intorno al 1460, da attribuire a un seguace di Andrea del Castagno e di Alessio Baldovinetti, di buona scuola fiorentina. L'opera, che in epoca imprecisata fu ritagliata sia in alto che in basso per adattarla ad una nuova sagomatura, era inquadrata nel dipinto raffigurante San Giovanni Battista e San Benedetto conservato nel Museo civico.

 

Il Palazzo del Podestà

Il palazzo del Podestà, o palazzo Pretorio, è un edificio a due piani confinante per due lati (a sud e a ovest) con la piazza Vittorio Veneto, l'antica "platea" del Comune medievale.

Palazzo del Podestà Fucecchio

Fu edificato ad iniziare dal 1304, contestualmente all'apertura della piazza, realizzata mediante l'abbattimento di alcune case. L'intervento urbanistico fu reso necessario dallo sviluppo delle istituzioni politiche che necessitavano di spazi pubblici ampi e decorosi. Alla fine del Seicento l'area fu ulteriormente allargata mediante l'abbattimento dell'antico palazzo della Cancelleria che occupava parte del versante occidentale della piazza.
Il palazzo pretorio ha subito nel tempo ripetute e profonde modifiche strutturali e di destinazione. Oltre che residenza dei podestà, è stato sede del Vicariato regio e, nel XVIII secolo, ha ospitato al suo interno il Teatro della locale Accademia dei Fecondi. Ha subito poi la trasformazione in carcere mandamentale, in sede di Pretura e, infine, prima dell'ultima guerra, dell'Arma dei Carabinieri.

Il Palazzo Montanelli della Volta

Sorge nel luogo che nel Medioevo era detto "la Volta", forse per l'ampia curva della strada, o più probabilmente per la presenza di una "volta" murata, termine con cui si indicava un edificio adibito a magazzino, specialmente lungo le vie romee. Il palazzo, attualmente di proprietà del Comune, è affidato in uso alla Contrada Sant'Andrea e alla Fondazione Montanelli Bassi, che ne hanno promosso e realizzato il restauro.

Palazzo Montanelli della Volta Fucecchio


Qui, nel centro del castello, si trovavano tra XIII e XIV secolo, le abitazioni delle famiglie più ricche e potenti del castello, in gran parte imparentate tra loro o legate da interessi comuni: si trattava della vasta consorteria, o associazione di famiglie, detta appunto "della Volta" dal luogo dove dimoravano. In particolare si distinguevano i "Guillicioni-Della Volta", casato nobiliare i cui antenati due secoli prima avevano collaborato con i conti Cadolingi, e che in età comunale spadroneggiavano nel castello, scontrandosi spesso con la fazione avversaria dei Simonetti.

Palazzo Montanelli della Volta Fucecchio

Da essi ebbero origine tutte le famiglie fucecchiesi che portano oggi il cognome Montanelli. Tra i discendenti più illustri ricordiamo il patriota Giuseppe Montanelli, la cui statua si trova nel centro dell'omonima piazza, e il noto giornalista e Indro Montanelli. Non sappiamo con esattezza quando il palazzo, che nel Seicento appartenne ai Montanelli della Volta, fu costruito. E' probabile che esso sia nato nel Cinquecento, riunendo le antiche abitazioni preesistenti.

Il Palazzo Nelli

Fra gli edifici stilisticamente più rilevanti si distingue il palazzo Nelli in via Machiavelli, dall'ampio fronte articolato su tre piani con sette finestre ciascuno, il cui fulcro è costituito da un portale sormontato dal balcone.

Palazzo Nelli Fucecchio

 

La linea della porta- finestra con l'elegante motivo delle grandi volute laterali, e la fine ornamentazione a mensole, conchiglie e piccoli festoni vegetali che sottolinea le membrature in pietra, sono proprie del repertorio tardo secentesco fiorentino di gusto fogginiano, e danno alla facciata, oggi purtroppo priva di intonaco e assai degradata, un carattere particolarmente ornato, che ne fa un esempio minore ma raffinato, di architettura barocca toscana.

 

Il Palazzo Montanelli Ducci

Analoga qualificazione formale connota il palazzo già Montanelli Ducci e oggi sede del Comune di Fucecchio, in via Lamarmora. Il portale e la soprastante porta-finestra sormontata da stemma, con il loro forte sviluppo verticale, interrompono la serie di grandi finestre in pietra, disposte su tre piani con timpani ricurvi e spezzati, ornati di mensole, conchiglie e elementi vegetali.

Palazzo Montanelli Ducci Fucecchio

 

Di particolare efficacia i decori a mascheroni grotteschi dalle fisionomie variate, di ascendenza manierista. Nell'insieme l'aggetto degli elementi in pietra determina sulla facciata intonacata una sensibile animazione luministica

 

Il Museo

Il museo di Fucecchio consente di seguire la storia dell’area compresa tra le Cerbaie, la bassa Valdinievole e il Valdarno, dalla fine del Terziario all’eta’Moderna ,sia nei suoi aspetti naturalistici sia nel popolamento antico ,fino alle produzioni artistiche dal Medioevo all’eta’ contemporanea.Vi confluisce una vasta e articolata documentazione raccolta in diverse occasioni e incrementata con donazioni di privati.

Museo diFucecchio



La sezione archeologica

Ospitata nelle sale del piano terra di Palazzo Corsini , e’ ordinata secondo criteri didattici ed illustra aspetti del popolamento e della storia degli insediamenti del territorio di Fucecchio e delle aree contigue attraverso materiali databili tra il Paleolitico inferiore e il XVIII secolo, raccolti nel corso di ricerche archeologiche di superficie e scavi. L’esposizione inizia con reperti che documentano l’evoluzione dell’ambiente naturale, dal mare pliocenico alle fasi continentali pleistoceniche, seguiti da manufatti prodotti dai cacciatori nomadi paleolitici ,per passare a testimonianze degli insediamenti dell’eta’ del Bronzo e del Ferro. Tra le documentazioni medioevali particolare interesse rivestono i resti di una abitazione rinvenuta nel 1984 sul poggio Salamartano ,nel centro storico di Fucecchio che hanno consentito di ricostruire un esempio di casa povera del XII secolo.

La pinacoteca

Pinacoteca di Fucecchio


Il piano nobile ospita la collezione di dipinti e oggetti d’arte sacra, provenienti in particolare dall’Abbazia di San Salvatore e dalla Collegiata di Fucecchio, datati tra il XIII e il XVIII secolo. Tra i dipinti piu’ antichi spicca la MADONNA IN GLORIA E SANTI, opera di Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia ,fratello del celebre Masaccio,menttre nel salone principale trovano degna sistemazione le opere di Giovanni Larciani o da Larciano,noto un tempo come Maestro dei paesaggi Kress:la Nativita’ e Santi, sormontata da una lunetta rappresentante la Trinita’ tra gli Evangelisti. Ammirata la splendida raccolta di oreficeria e parametri sacri,nell’ultima grande sala sono riunite le opere donate al proprio paese natale dal pittore Arturo Checchi , attivo dal primo decennio del Novecento fino agli anni Sessanta.

La Collezione Ornitologica “Adolfo Lensi”

Collezione Ornitologica Fucecchio


Si e’ formata tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento per iniziativa del medico Adolfo Lensi, con esemplari da lui stesso raccolti ai quali se ne sono aggiunti altri donati o acquistati.Gia’ conservata nella Villa Lensi presso Ponte a Cappiano ( frazione di Fucecchio) , fu acquistata dal Comune di Fucecchio nel 1978 e oggi, dopo un accurato restauro conservativo coordinato dal Centro di Ricerca e Documentazione del Padule di Fucecchio,e’ esposta all’ultimo piano di Palazzo Corsini. Fra gli uccelli acquatici esposti , troviamo specie rare come il gobbo rugginoso, ormai estinto nel nostro Paese, il Pollo sultano, sopravvissuto solo in Sardegna , e la Moretta tabaccata.

Informazioni
Museo di Fucecchio
Palazzo Corsini , Piazza Vittorio Veneto 27 Fucecchio (Fi)
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Tel 0571/20349-0571/244304

Orari
Mercoledì e Venerdì
Ore 10.00/13.00
Sabato e Domenica
Ore 10.00/13.00-16.00-19.00

Servizi
Visite Guidate ,Bookshop

Biglietti
Intero 3,00 euro
Ridotto 1,50 euro (Minori di 14 anni e maggiori di 65, gruppi organizzati composti da minimo 15 persone)

Ridotto per gruppi scolastici
1,00 euro

Visite guidate 29 euro
(gratuite per i gruppi scolastici)

Il Ponte Mediceo di Cappiano

Di un ponte presso Cappiano se ne hanno notizie fin dal primo Medioevo quando la via Francigena superava qui il fiume Gusciana, emissario del Padule di Fucecchio. Si trattava di un ponte fortificato con annessi una pescaia ed un mulino.
Agli inizi del Quattrocento esso venne utilizzato dalla Repubblica di Firenze come chiusa per regolare il deflusso delle acque del Padule in modo da formare il cosiddetto Lago Nuovo destinato a fornire abbondanza di pesce alla popolazione fiorentina.
Nel 1550 Cosimo I fece ricostruire il Ponte e gli annessi da una equipe prestigiosa di cui fecero parte anche David Fortini e Nicolò Pericoli detto il Tribolo. Cosimo I stesso intervenne nella fase progettuale delineando le funzioni che il ponte avrebbe dovuto avere.

Ponte Mediceo di Cappiano Fucecchio
Ponte Mediceo di Cappiano Fucecchio

Ne nacque un monumento polifunzionale di grande complessità : ponte fortificato con due torri, "calle" per il passaggio dei navicelli sia per calare le reti per la pesca, pescaia per regolamentare il livello delle acque, macchina per lo sfruttamento della forza motrice delle acque stesse che alimentavano un mulino ed una ferriera ed infine palazzo come centro amministrativo di una fattoria che andò costituendosi nel corso del 1500.
Il ponte subì ingenti danni durante la guerra e per molto tempo è rimasto nascosto da impalcature utilizzate per assicurarne la stabilità.
Il Comune di Fucecchio è riuscito ad ottenere un finanziamento, con i fondi del Giubileo, per il restauro dell'intero complesso monumentale che si sono conclusi lo scorso 18 marzo, dopo soli 16 mesi di lavoro, e che hanno restituito il Ponte al suo antico splendore.
La struttura è stata adibita ad ostello ed è sede di importanti manifestazioni e iniziative culturali.

Il Complesso ed il Parco Corsini

Castello di Salamarzana - Rocca Fiorentina

Il complesso ed il Parco Corsini, in età feudale castello di Salamarzana (dal quale i Cadolingi controllavano il guado ed il ponte all'intersezione tra la via Francigena e l'Arno), dal 1300 Rocca Fiorentina, sorgono nel centro storico del paese.
L'area comprende le torri medievali ed il parco che si estende per circa 4 ettari ed una serie di edifici uniti da spazi comuni.

Parco Corsini Fucecchio


Il corpo principale degli edifici dell'ex fattoria Corsini - Palazzo Corsini - si presenta oggi nelle forme assunte tra XV e XVI ed è in diretta comunicazione con l'area occupata dal parco e dalla rocca trecentesca.
Interessanti le nuove funzioni assunte dal complesso monumentale dopo la recente ristrutturazione.


Percorso consigliato
Fino al Quattrocento il palazzo e la contigua area fortificata della rocca vissero vicende diverse e separate. La seconda fu probabilmente sede, già dall'XI secolo, del castello cadolingio di Salamarzana e, successivamente, del "cassero", documentato in età comunale (secoli XII-XIII).
Nel terzo decennio del Trecento le fortificazioni furono ristrutturate per volontà delle autorità fiorentine (v. Rocca). In quegli stessi anni il primo nucleo di quello che sarebbe divenuto il "palagio" di fattoria è da identificare nella dimora dei Rosselmini, una potente famiglia locale che aveva qui un complesso di residenze (un palazzo e più case) raccolte intorno a un chiostro, comunicante con un'antica porta castellana.
La prima unificazione funzionale delle due aree avvenne agli inizi del Quattrocento quando gli edifici e le fortificazioni passarono sotto il controllo di ricche famiglie fiorentine. Nel 1460 il palazzo, già divenuto centro amministrativo di una fattoria, fu acquistato da Giovanni di Cosimo dei Medici, per passare successivamente al figlio di quest'ultimo, Lorenzo il Magnifico e infine all'ospedale di Altopascio. Alla fase della proprietà medicea risalgono importanti interventi di ristrutturazione dell'edificio, che assunse sostanzialmente l'aspetto attuale. L'area fortificata, che aveva intanto perduto ogni interesse strategico, era utilizzata come deposito di derrate agricole. Nel 1643 la fattoria fu acquistata dai Marchesi Corsini, che nel 1864 divennero proprietari anche della rocca, acquistandola dal Comune. Il ciclo si chiuse nel 1981, quando quest'ultimo riacquistò l'intero complesso.

Il palazzo


L'edificio, a cui si accede da piazza Vittorio Veneto, è articolato su tre piani, si conclude con un'elegante loggetta sorretta da colonne in laterizi che sovrasta l'originaria facciata. Il palazzo, edificato sulle più antiche mura castellane, includeva una porta attestata sulla "piazzetta" (oggi piazza Niccolini) e raccordata direttamente con i principali borghi: Porta Raimonda (Via Martini), Gattavaia (Via Manzoni), Porta Bernarda (Via Donateschi).

Palazzo Corsini Fucecchio


All'interno l'edificio conserva tracce evidenti delle precedenti costruzioni medievali, essendo formato da almeno due corpi di fabbrica riuniti durante le ristrutturazioni del secolo XV. In particolare sono evidenti, al primo piano, un arco in cotto decorato su fronte Nord e un frammento di affresco databile tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Ancora al primo piano decorazioni pittoriche (paesaggi, corniciature) realizzate da Stefano Fabbrini nella seconda metà del Settecento.
All'edificio principale sono collegate due ali formate dai locali precedentemente adibiti a servizi della Fattoria e che oggi ospitano la Biblioteca, l'Archivio Storico e parte del percorso museale.

Il parco e la Rocca
Dal palazzo si accede al parco dove un bosco di querce, lecci e cipressi è dominato dalle torri della Rocca fatta erigere nel 1322 dai Fiorentini, nel corso della guerra contro Castruccio Castracani, signore di Lucca.

 

Parco Corsini Fucecchio


Sorge sul luogo dove si trovava un precedente cassero, documentato nella prima età comunale (secoli XII-XIII) a sua volta edificato, con tutta probabilità, sugli avanzi della più antica torre del castello cadolingio di Salamarzana (secolo XI). La fortificazione svolse un ruolo di controllo dell'importante crocevia fucecchiese e del ponte sull'Arno. Guardata da una guarnigione inviata dalla città dominante, essa aveva anche lo scopo di tenere a freno l'inquieta popolazione locale e di reprimere i fermenti antifiorentini che si manifestarono frequentemente nel corso del Trecento. Le torri furono utilizzate, oltre che come luoghi di avvistamento, anche per comunicare con i centri vicini mediante segnali di fuoco o di fumo. Destinate a usi militari fino a tutto il XIV secolo, queste fortificazioni persero l'importanza strategica originaria nel primo Quattrocento, dopo che Firenze, conquistata Pisa, ebbe consolidato la frontiera occidentale, attestando il proprio caposaldo antilucchese tra Montecarlo ed Altopascio. Da allora la rocca, pur restando di proprietà della città dominante, fu affidata al Comune di Fucecchio che l'affittò a privati, divenendo così un'appendice dell'adiacente palazzo di fattoria

Fonte Comune di Fucecchio

 

 

 

NEWS DALLA CITTA'

Renzi: "La cittadella dov'è" Tutto a Castello, impianto e aeroporto

Il sIndaco la pensa diversamente rispetto al presidente della Regione Rossi prevede lo sviluppo di Peretola dalla piana alla scuola Marescialli. La Cittadella viola resta dov’è. A Castello. «Non è stata oggetto di discussione con il presidente regionale Rossi», dice il sindaco   ..LEGGI ANCORA

Scienza e ricerca, torna in Palazzo Vecchio il prestigioso Premio Città di Firenze

Anche quest’anno Firenze, a testimonianza del posto di primissimo piano che occupa nel settore della ricerca scientifica, assegna un prestigioso premio internazionale a personalità che attraverso la scienza offrono un contributo concreto per lo sviluppo delle nostre società. ..LEGGI ANCORA

 

I segreti della torre dei libri a Novoli

Apre sabato per la prima volta al pubblico la struttura di Novoli con 800 mila volumi  Riunite qui solo per gli studenti le raccolte di 19 diverse sedi di tre facoltà. La torre non ha finestre, ma una lunga memoria, è un villaggio di uomini e di idee che hanno navigato nei secoli conservando scoperte e vite sulla carta o nella pergamena...LEGGI ANCORA

 

cialis sales | cialis generic canada | order viagra | buy real viagra | generic viagra online | cialis no prescription | cheap cialis online | discount cialis | cheap cialis | viagra price | buy cialis online | cheap viagra canada