Gambassi Terme
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Comune di Gambassi Comune di Gambassi

Cenni storici

 

Dal 1977, Gambassi ha aggiornato il suo nome e tende a rinnovare la sua fisionomia all'insegna delle Terme, dopo millenni di tradizioni agricole ed artigiane. Era certo, in antico, terra di passo: per gli etruschi, trovandosi sulla direttrice e nel dominio di Volterra; per i Romani, in relazione alla via Clodia tra Siena e Lucca; e, nell'alto medioevo, per i viaggiatori in particolare per i pellegrini che percorrevano la via Francigena, (come l'arcivescovo Sigerico di Canterbury, nel cui itinerario attraverso l'Italia si ricorda, prima del 994, la Pieve di Chianni). E uno spedale vi è ricordato nel XIII secolo.


 

Il territorio di Gambassi risulta abitato almeno fin dal periodo neolitico, come attestano le schegge ritoccate in diaspro rosso rinvenute in alcune località (Gambassi, Camporbiano, Boscotondo, Santa Cristina). Ma il periodo di maggior popolamento della zona si registra dall'epoca etrusco-arcaica (VII sec. a. C.) fino all'epoca tardo-romana (III sec. d. C.). In effetti, nell'area archeologica di Poggio all'Aglione sono state individuate sia tombe che tracce di insediamenti attribuibili a questo arco di tempo. Ma testimonianze etrusco-ellenistiche si segnalano, tra l'altro, anche a Pergola, al Leccione, a Santa Cristina, a Paletro a Riparotta ed a Germagnana, mentre reperti tardo-romani sono stati trovati a Boscotondo, a Camporbiano, a Luiano, alla Pievina, a Catignano e nelle zona del Castagno. Recentemente sono messi in luce a Germagnana i resti di una vetreria medievale attiva intorno al 1300, consistente in una fornace da fritta (vetro non ancora puro) e quattro fornaci da lavorazione. L'insieme formava un piccolo insediamento artigianale dove abitavano e lavoravano alcuni dei bicchierai di Gambassi, famosi e richiesti in tutta l'Italia. Le indagini archeologiche hanno censito molti altri siti nel territorio e nel capoluogo, dove tra medioevo ed epoca moderna i vetrai esercitavano il loro mestiere. L'esistenza di questa importante attività artigianale era conosciuta già attraverso le fonti scritte, ma solo ora conosciamo anche i luoghi, le fornaci ed i prodotti (bicchieri e bottiglie). I reperti archeologici sono raccolti nel Palazzo Civico e nelle sede del Gruppo Archeologico ed in parte esposti in una mostra permanente.

Centro Storico Gambassi

La prima attestazione scritta che riguarda il castello di Gambassi risale al 1037, quando Guido del fu Ranieri cedeva al vescovo di Volterra Gottifredo una porzione di quanto in esso vi possedeva. Tramite successive donazioni (importante è quella dell'ultimo dei conti Cadolingi, nel 1115), il castello di Gambassi si consolida allodio (proprietà) dei vescovi volterrani fino alla fine del XII secolo. Nel periodo che va dal 1172 al 1183, accanto al castrum vetus del vescovo, sorge un castrum novum, nel quale si organizza un comune. È a cavallo dei secoli XII e XIII che gli uomini di Gambassi vivono un periodo di relativa autonomia, giungendo ad eleggere propri rettori (1209) e ad affrontare i contrasti sorti fra i Lambardi (piccola nobiltà rurale) e il popolo (1224-1226). Nel corso della prima metà del '200, il comune di San Gimignano riuscì, di fatto, ad includere il territorio gambassino nel suo distretto, suscitando continue rivendicazioni da parte dei vescovi volterrani, che spesso sfociarono in vere e proprie guerre (soprattutto nel 1230 e nel 1278-1281). Nel 1294, l'invadenza inarrestabile di Firenze, penetrata oltre l'Elsa, porrà fine a tutte le controversie, inglobando nel suo contado il castello di Gambassi. Associato quindi ad altri comuni vicini, venne eletto a Podesteria, con facoltà di governarsi con propri statuti, che furono compilati nel 1322.

Da Vedere

La Pieve di Chianni

 

La pieve di Chianni è uno dei monumenti più significativi dell’edilizia romanica valdelsana. Nonostante le trasformazioni e i restauri di cui è stata oggetto nel corso dei secoli, si presenta come un edificio tardo romanico di grande interesse. L’impianto basilicale , che si sviluppa sul lato destro della pieve, in quanto alcune strutture appaiono coeve alla chiesa, come si può osservare sul prospetto che si allinea alla facciata di questa. Anch’esso con paramento in filaretto di arenaria, conserva, ora tamponati, un portale architravato e con lunetta , una piccola monofora strombata e una più ampia finestra bifora priva della colonnetta. Nella parte posteriore del fabbricato si avvertono i resti di un piccolo chiostro. Sembra mancare ogni traccia della passata esistenza di una torre campanaria e le due campane della chiesa sono oggi contenute in una vela di recente costruzione, appoggiata sulla cuspide della parete sud del transetto, in sostituzione di una precedente.

Pieve di Chianni Gambassi
Pieve di Chianni Gambassi

 

Se il complesso degli elementi architettonici e decorativi che abbiamo ricordato fanno della pieve di Chianni uno dei più cospicui edifici romanici della campagna toscana in assoluto, un motivo di eccezionalità è costituito dalle analogie con il Duomo di Volterra. Anzitutto l’arredo della parte inferiore della facciata, con le tre arcate cieche di cui quella centrale più ampia per ospitare il portale. Più sorprendente è l’analogia dell’impianto iconografico, non tanto per lo schema basilicale a tre navate divise da colonnati, quanto per essere esso concluso da un transetto sporgente, elemento assai raro nelle chiese plebane della Toscana. Va notata poi la tribuna che, in entrambi i casi, dovette avere l’abside semicircolare centrale affiancata da due absidi minori per parte ricavate nello spessore della parete terminale della tribuna. E’ questo un dato costruttivo che, nella Toscana romanica, troviamo pressoché unicamente nella parte volterrana della Valdelsa. Questo connotato della cultura architettonica della pieve di Chianni potrebbe essere giunto attraverso la via Francigena.

Il Parco

Il giardino di Gambassi Terme rappresenta, per la popolazione, un luogo di ritrovo e di svago; si estende nella zona a sud-ovest rispetto al paese e insieme alla parallela via Garibaldi,
costituisce il cuore del centro urbano.

Parco di Gambassi
Parco di Gambassi

 

In passato il giardino formava l'ampio cortile della villa Sinnai. Successivamente, nel 1916, la proprietà venne

acquistata dalla famiglia Niccoli, che aumentò la bellezza di tale parco, grazie all'introduzione di varie essenze esotiche, portate dal padrone, al termine dei suoi viaggi in Africa. A causa del crollo finanziario della famiglia il comune riuscì, tra il 1936 e il 1938, ad acquistare il grande Podere Giardino L'utilizzazione, dopo la vendita, risultava finalizzato alle colonie dei bambini per questo furono riorganizzate le attività dei maneggio e dei tennis. In tempo di guerra l'intera costruzione venne rasa al suolo e successivamente ricostruita più arretrata, rispetto a prima, per maggiore funzionalità. A partire dal 1960, ogni anno si svolgeva la festa degli alberi che consisteva nella sistemazione di giovani pini, da parte degli alunni della Scuola Elementare.


Divenuto pubblico nel 1938, l'utilizzazione del parco è stata varia nel tempo, andando dalle feste popolari a quelle politiche nel periodo estivo, anche se i visitatori possono trovare per tutto l'anno, occasioni di divertimento che il parco offre, nei giochi per i bambini, tennis e pista da pattinaggio per gli adulti.

Parco di Gambassi
Parco di Gambassi


Tra le piante più considerevoli e imponenti vi sono: il Pino nero, con la sua fluente chioma, i suoi lunghi rami e la corteccia grigio-nerastra; la Robinia,

con i suoi leggeri, profumati fiori bianchi che sbocciano a fine primavera; l'antico e maestoso ippocastano e i molteplici Lecci e Cipressi. Nessuno di essi però, può uguagliare il perduto Faggio rosso ammirato da tutti per la sua particolarità , ovvero, le foglie cangianti dal rosso all'ocra, grazie alla luce del sole.
Il nostro parco è testimonianza di eleganza e ricchezza, bene prezioso per un piccolo paese, reso grande da un'opera naturale e umana.

Fonte Comune di Gambassi

 

 

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