Montaione
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Comune di Montaione Comune di Montaione

 

Montaione è una cittadina di antiche origini, nel cui territorio l'esistenza di numerose colonie etrusco-romane è confermata dai ritrovamenti archeologici di necropoli e fornaci presso Poggio all'Aglione, Bellafonte, Iano e Castelfalfi.

 

Colonie Etrusche Romane Montaione
Colonie Etrusche Romane Montaione

 

Dopo le invasioni barbariche, si ricostituirono nuovi insediamenti intorno ai vecchi ruderi, soprattutto nei luoghi che offrivano maggiore sicurezza, come a Paterno, Marrante, Sala e successivamente nel Castello di Montaione, munito di numerose torri e cinto da solide mura. La zona rientrava nella giurisdizione del longobardo 'Allone' di Lucca, dal quale sicuramente il castello prese nome, essendo citato in antiche carte come 'Mons Allonis', poi corretto in 'Montacone' come risulta da un documento del 988.

Nel 1118 fu edificata la pieve di San Regolo, notevole esempio di architettura romanica. Comune dal 1257, coinvolto nelle guerre fra San Gimignano, Volterra e San Miniato, Montaione gravitò prevalentemente nell'orbita di Firenze a cui si sottomise nel 1369 seguendone poi le sorti.

Fin dal 1220 si esercitò in Montaione l'arte del vetro, diffusa in seguito in tutta la valdelsa. Nel XVIII un bando del Granduca di Toscana ordinava ai maestri vetrai di Montaione di 'insegnar l'arte' solo ai suoi conterranei. Con il sopravvento dell'economia di fondovalle le fabbriche si spostarono nell'empolese e la comunità si chiuse in economia agricola.

 

Il Castello di Montaione

La prima volta in cui viene ricordato il Castello di Montaione, è in un documento dell'anno 981 col nome di "Montacunni", anche se abbiamo notizie più dettagliate a partire dal 1257 quando faceva parte del distretto di San Miniato.

In quel tempo il paese era circondato da solide mura ed ornato di ben 11 torri, con la tipica forma medievale, che ricorda quella degli accampamenti romani con la via di mezzo e la piazza centrale e le due vie lunghe laterali, oltre a due porte: la Porta Grande o Fiorentina e la Porta Piccina o Pisana, andate distrutte durante la seconda guerra mondiale.

 

Castello di Montaione

 

Nel centro sulla piazza (oggi piazza della Repubblica) vi era la Chiesa e il Palazzo del Comune, e nel mezzo la torre dell'orologio che fungeva anche da campanile. Oggi è ancora possibile ammirare la chiesa di San Regolo, il Campanile (rifatto nel tardo 1700) e il Palazzo Pretorio che risale al XV secolo sulla cui facciata sono appesi gli stemmi nobiliari delle famiglie che in passato amministrarono Montaione.

Passeggiando per le vie del Centro Storico, è possibile notare come ancora oggi i negozi abbiano una finestra a lato della porta di ingresso. Questa è una caratteristica che risale alle botteghe artigiane del 1400, quando la finestra serviva per esporre la merce o per far passare più luce.

Da un documento del 1700 si può vedere la pianta del paese con le mura complete di tutti i merli, le due porte e le sue 11 torri, alcune delle quali sono andate distrutte, altre invece inglobate in alcuni edifici tra cui il Palazzo Mannaioni.

 

Da Visitare


Museo Civico

 

Il Museo Civico, inaugurato recentemente, espone reperti archeologici, paleontologici, minerali e fossili, recuperati nel territorio di Montaione, nonché un’interessante collezione di oggetti in pietra preistorici, donati al comune di Montaione nel 1981 e provenienti da vari insediamenti libici, in particolare dalla zona sahariana del Fezzan (Libia sud-occidentale) e dalle coste pirenaiche e tripolitane, tra cui una maschera di legno egizia, datata entro la IV dinastia (III millennio a.C.).

 

Museo Civico di Montaione
Museo Civico di Montaione
Museo Civico di Montaione

 

All’ingresso del museo, troviamo i resti di una balena rinvenuta nel 1980 a Castelfalfi, del tipo definito ‘Balaena Montalionis’ e risalente a circa tre milioni e mezzo di anni fa.

Dalla zona di Santo Stefano a nord di Montaione, proviene una grande quantità di reperti archeologici, tra cui un bifacciale in diaspro rosso che attesta la frequentazione di questa località nel paleolitico inferiore (circa 100.000 anni fa).
Ad un periodo compreso tra il XI e l’VIII secolo a.C. risale il ventaglio a pendola in bronzo di produzione sarda, che attesta l’esistenza di importanti contatti tra l’etruria interna e la costa, dove sono conosciuti materiali di produzione nuragica.

Frequentazioni di età ellenistica in località Santo Stefano sono attestate dalla presenza di una notevole quantità di ceramica a vernice nera. Nella sezione dedicata alla produzione del vetro e della ceramica sono esposti frammenti di crogioli e pezzi di fornace con colature di vetro, insieme a ceramica databile tra il XIV e il XX secolo, rinvenuti in prossimità di due edifici adiacenti alle mura cittadine, in cui erano probabilmente inglobate delle fornaci.

 

Museo Civicoc/o Ufficio Informazioni Turistiche
Via Cresci, 15
50050 MONTAIONE (Firenze)
Tel. 0571 699 255

ORARIO DI APERTURA
fino al 15 maggio
Lun. - Sab.
09,30 - 12,30

dal 15 maggio al 15 ottobre
Lun. - Dom.
09,30 - 12,30

 

La "Balaena Montalionis"

Nel 1873, Carlo Major, studioso presso il Museo di geologia di Firenze, comunicò a Giovanni Capellini, paleontologo, le prime prudenti impressioni sul ritrovamento a Montaione, di un reperto fossile verosimilmente identificabile come parte del cranio di un grande cetaceo.

 

Balena Montalionis Montaione

 

Il paleontologo Giovanni Capellini ebbe l'incarico di studiare l'importante reperto e di illustrare la scoperta alla comunità scientifica: quello studio minuzioso ed esperto lo portò a concludere che si trattava di un osso del cranio di un grande cetaceo vissuto nel mare pliocenico e appartenente al genere Balaena e poiché presentava caratteri peculiari non riscontrabili in altre balene fossili della Toscana propose di distinguerlo col nome di Balaena Montalionis.

Oggi fa parte della collezione di fossili del Museo di storia naturale e del territorio allestito dall'Università di Pisa presso la Certosa di Calci, sede della Galleria dei Cetacei più importante d'Europa.

In seguito, altri fossili di scheletro di balene furono ritrovati nella zona di Montaione: da Castelfalfi proviene il reperto che si trova esposto presso il piccolo Museo di storia naturale dì Montaione, mentre non sono visibili altri reperti trovati più recentemente a Poggio Tagliato e depositati presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Firenze.

Risale al Pliocene la riapertura del Mediterraneo con la formazione per cause tettoniche dell'attuale stretto di Gibilterra, attraverso il quale si ristabilì il collegamento con l'Atlantico: il mare, a livelli ancora più alti di quelli attuali, dava luogo a ampi bacini dalle acque tiepide, popolati, tra l'altro, anche dagli antenati dei grandi Cetacei microplanctofagi del genere Baiaena che oggi vivono nelle acque fredde delle regioni artiche e antartiche.

Le balene, animali parte dell'immaginario collettivo per le eccezionali dimensioni, oggi grandi praticamente il doppio rispetto agli esemplari fossili, iniziarono la loro straordinaria storia biologica da un mammifero carnivoro terrestre, della famiglia dei Mesonichidi, poi adattato all'ambiente acquatico, all'inizio dell'Eocene, non meno di cinquanta milioni di anni fa.

Museo Civico
c/o Ufficio Informazioni Turistiche
Via Cresci, 15

50050 MONTAIONE (Firenze)
Tel. 0571 699 255

 

Il Palazzo Pretorio


Il Palazzo Pretorio di Montaione le cui origini - secondo le documentazioni ritrovate - risalgono al 1257 si può ammirare in Via Cresci, 15 nel Centro Storico del paese.

 

Palazzo Pretorio Montaione

 

L'edificio si sviluppa su tre piani collegati tramite una scala. Al piano terra si trovano tre salette con all'interno delle vetrine contenenti elementi della fauna della Valdelsa e una serie di minerali e fossili rinvenuti nelle cave e miniere dei dintorni.

Al primo piano, nello spazio occupato della Biblioteca Comunale (oggi trasferitasi in Via Marconi) si trova una parte della collezione di reperti archeologici Libici non esposti nel Museo Civico.
Infine, al terzo piano, oltre all'archivio storico, si trovano alcuni reperti archeologici di origine etrusca e romana non ancora catalogati.

 

Palazzo Pretorio Montaione

 

Dimora di numerose famiglie tra cui Michele di Giovanni De' Medici nel 1370, divenne poi luogo di soggiorno del Principe di Toscana Pietro Leopoldo. Fino al 1847 il Palazzo fu residenza del Magistrato Municipale e nel 1848 ospitò la Pretura.

In epoca recente, dopo l'unità d'Italia, il Palazzo divenne sede dell'Ufficio Postale e del Telegrafo, dove al primo piano si trovava la residenza del gestore dell'ufficio Postale, mentre il secondo piano era destinato all'archivio. Dopo un ampliamento dell'ufficio Postale eseguito nel 1961, i piani superiori furono destinati prima alla scuola di Avviamento Professionale e poi alla scuola Media Inferiore.

Più tardi nel 1971, furono trasferiti l'ufficio Postale e la scuola e il Palazzo Pretorio divenne sede della Biblioteca Comunale, mentre il secondo piano venne adibito all'Archivio Storico.

Museo Civico
c/o Ufficio Informazioni Turistiche
Via Cresci, 15
50050 MONTAIONE (Firenze)
Tel. 0571 699 255

 

La Chiesa di San Regolo


Chiesa di San Regolo Montaione

 

La chiesa , un tempo dedicata a San Bartolommeo, nel 1816 succedette anche nel titolo all'antica pieve di San Regolo (santo africano morto nel 781 e sepolto nel duomo di Lucca) che era posta a poco più di un chilometro fuori del paese.
Si tramanda che alla morte di San Vivaldo le sue campane suonarono da sole e il santo fu qui seppellito sotto l'altare maggiore, dove rimase fino alla traslazione dei primi del Novecento.
Qui si deliberò l'atto con cui nel 1369 il Castello di Montaione si sottomise a Firenze.

La facciata della chiesa è inquadrata da due contrafforti (1765) fra i quali in alto è l'ostia raggiante di San Bernardino in pietra; il campanile, antica torre del Comune con alla base una loggia poi demolita nel 1845, ha la forma datagli nel 1795 da Tommaso Tofani.

 

Chiesa di San Regolo Montaione

 

Sulla destra nella facciata, una lapide ricorda la sepoltura di Francesco Chiarenti, montaionese studioso di medicina e agricoltura. Il lato su via Roma presenta una serie di contrafforti congiunti da arcate; sono visibili resti di un arco in cotto, del Duecento.
L'interno della chiesa presenta un rifacimento seicentesco - 1635 - finanziato da Scipione Ammirato il Giovane, che poi fu sepolto sotto l'altare (come si vede passando dall'esterno sotto l'Arco del pievano.

 

Chiesa di San Regolo Montaione

 

La controfacciata e di foggia neoclassica e dello stesso periodo è il decoro del fonte battesimale in fondo a destra. Proseguendo da questo lato sul primo altare è la Madonna del Buon Consiglio (scuola fiorentina di Cimabue secolo XIII).
Nella Compagnia al lato della chiesa è una bella tavola di Francesco Rosselli con Vergine m trono con San Regolo e San Giovanni Battista (1584- era prima nel coro) ed un altro pregevole quadro con Tobia e l'angelo (secolo XVII di area fiamminga); entrambi i quadri sono in relazione alle due cappelle volute dall'Ammirato.

La Madonna dei sette dolori sull'altare (1773) è portata in processione per il Venerdì Santo.
Nel 1787 il granduca Leopoldo fece riedificare a sue spese sul retro della chiesa, la Canonica che all'interno conserva discrete decorazioni di gusto neoclassico.

 

Il Convento di San Vivaldo


Il Sacro Monte di San Vivaldo, chiamato anche la "Gerusalemme di Toscana" si trova a pochi chilometri da Montaione, al centro di una vasta area boscosa denominata Boscotondo o Selva di Boscolazzeroni.

 

Convento di San Vivaldo Montaione

 

Qui si ritirò a vita eremitica, all’inizio del Trecento, il francescano Vivaldo Stricchi da San Gimignano, trovato morto nel cavo di un castagno che gli serviva da dimora. Sul luogo sorse un eremo e nel 1497 i frati francescani ne presero possesso e lo trasformarono in convento.

Ciò che distingue San Vivaldo, è il suo Sacro Monte o Gerusalemme di Toscana, un insieme di cappelle e tempietti con gruppi in terracotta e dipinti di scuola robbiana del XVI secolo. I lavori di costruzione durarono dal 1500 al 1515: ideatore e realizzatore del Sacro Monte fu Padre Tommaso da Firenze.

 

Convento di San Vivaldo Montaione
Convento di San Vivaldo Montaione

 

La Gerusalemme di San Vivaldo è la riproduzione esatta, in scala ridotta, della vera Gerusalemme della fine del XV secolo, anche se orientata diversamente: si è cercato di trasferire in loco la Terrasanta, ricostruendo materialmente e simbolicamente i luoghi essenziali della Via dolorosa. Nei locali dell’ex fienile è aperta una mostra permanente che illustra le caratteristiche del Sacro Monte.

Nei pressi del convento, abitato da due soli frati, esiste un ristorante, mentre le cappelle, sempre aperte al pubblico, sono visitate da gente proveniente da ogni parte, e ultimamente la 'Gerusalemme di Toscana' è stata riconosciuta monumento nazionale.
Nel periodo estivo vengono organizzati dei concerti di musica classica.

 

La Cisterna Romana


La Cisterna Romana è stata scoperta negli anni ’60 in località Sant’Antonio in una zona denominata “Il Muraccio”. Costituita da tre vasche separate e comunicanti, risale presumibilmente al II secolo d.C. ma questa data non trova conferme in prove conclusive.
Per analogia con altre cisterne dello stesso periodo giunte a noi in condizioni migliori, possiamo ipotizzare che si tratta di una cisterna coperta con volte a botte.

 

Cisterna Romana Montaione
Cisterna Romana Montaione

 

Il reperto è una struttura per lo più interrata dove l'unico elemento fuori terra di una certa rilevanza è costituito dal prospetto nord. Si può notare la tecnica costruttiva di questo apparecchio murario in “opus caementicum” formato da un muro a secco realizzato con miscela di malta di calce idraulica unita a pietra calcarea di piccola e media pezzatura insieme a frammenti di laterizio. L'opera cementizia era rivestita da un paramento di mattoni intervallati saltuariamente da file di pietre abbastanza squadrate di cui sono ancora visibili i resti ai piedi del muro. La parte terminale ha una diversa pezzatura di pietra calcarea, di dimensioni maggiori rispetto a quella del nucleo centrale.

La parte interna della stessa presenta ampie tracce dell'intonaco originale; la restante parte fuori terra è andata prevalentemente distrutta.
L'approvvigionamento avveniva per mezzo di una tubatura in direzione nord-nord est affondata in malta di calce.

 

Cisterna Romana Montaione

 

La cisterna capace per oltre 200.000 litri, presumibilmente doveva raccogliere le acque di una o più sorgenti, ancora presenti sulla pendice nord del Poggio all'Aglione. Si tratta di un serbatoio di decantazione, scolmo e distribuzione che doveva servire ad un abitato di grosse dimensioni situato a valle, di cui peraltro non è facile stabilire l'esatta ubicazione, anche se tracce di mosaici rinvenuti nei pressi del sito ne avvalorano l'esistenza.

 

Il Santuario della Pietrina


Santuario della Pietrina Montaione

 

Il Santuario della Pietrina è quello che oggi rimane dell'antico Castello della Pietrina. Anticamente la Pietrina si chiamava 'Pietra', mentre oggi questo nome indica la collina opposta ove restano le fondamenta di un'antica torre di vedetta e in mezzo i due laghi del comune di Montaione.
Il nome è ricordato per la prima volta in un documento del 1118 a seguito di una donazione di due case 'della Pietra' alla pieve di San Gimignano.

Concesso dall'imperatore Arrigo VI la vescovo di Volterra, il castello della Pietra fu conquistato nel 1300 da San Gimignano, e più tardi fu sottomesso a Firenze.
Il Santuario, dedicato ai Santi Andrea e Agata, fu ampliato nel 1890, e restaurato nel 1927 e pochi anni fa, oggi fa parte della diocesi di Volterra.

 

Santuario Montaione

 

Fino a poco tempo fa, nel santuario si trovava un dipinto della 'Madonna col Bambino', opera del pittore senese Bartolo di Fredi e che oggi è conservata nel palazzo vescovile di Volterra.
Oggi è possibile visitare la chiesina, le torri diroccate e la cantina, mentre da un costone roccioso è possibile ammirare un incantevole e suggestivo panorama sulla campagna circostante.

 

Il Castello di Vignale


Situato all'interno di un'ampia area boschiva denominata 'selva di Camporena', il Castello di Vignale è ricordato la prima volta in un documento di Federico Barbarossa risalente all'anno 1161.

 

Castello di Vignale Montaione
Castello di Vignale Montaione

 

Più tardi, nel 1186, Arrigo VI cedette una parte di Vignale, insieme a Barbialla e Castelfalfi al Vescovo di Volterra, Ildebrando Pannocchieschi, e un'altra parte ai conti Della Gherardesca.

Dopo svariate guerre, venne sottomesso a San Miniato, poi a Pisa e infine a Firenze, dopodichè il castello fu abbandonato. Tutt'oggi è possibile ammirare i resti del castello con la chiesina, mentre poco più sotto si trova ancora il vecchio mulino.

 

Il Castello di Barbialla


Castello di Barbialla Montaione

 

Il Castello di Barbialla fu proprietà dei conti Cadolingi e della Gherardesca già prima del 1109. Nell'anno 1186 passò ai vescovi di Volterra e poi venne assegnata al comune di San Miniato, e infine sottomessa a Firenze nel 1370.
Nel 1383, il castello di Barbialla contava 334 abitanti, e nel suo borgo esisteva un 'ospedaletto', una casa per ospitare i viandanti e i pellegrini.
Fu conquistata dai Pisani e liberata dai Fiorentini, più volte saccheggiata e teatro di varie battaglie come risulta dai reperti rinvenuti durante recenti scavi.

Oggi a Barbialla esiste una villa degli inizi del 1900 recentemente ristrutturata da un industriale italiano, e una chiesa costruita nelle vicinanze nel 1912.

 

La Villa di Collegalli


Si pensa che i primi insediamenti umani a Collegalli risalgano a prima dell'anno mille. Solo più tardi, però, nell'anno 1123, venne costruito un castello dal conte Ranieri su una collina denominata Colle.
Questo castello o 'feudo', inizialmente sotto il dominio della repubblica di Pisa, si sottomise nel 1272 a Carlo D'Angiò insieme a San Miniato.

 

 

Villa di Collegalli Montaione
Villa di Collegalli Montaione

 

I Conti di Collegalli, parteciparono alle lotte tra Volterra e San Miniato e alla pace di Napoli nel 1318.
Nel 1362, a seguito di legami strettissimi con Firenze, I Conti di Collegalli divennero feudatari di Firenze che a sua volta si obbligava a difenderli dalle oppressioni e dagli attacchi dei loro nemici. Da parte loro, i Conti di Collegalli dovevano offrire a Firenze, nel giorno della festa per il patrono San Giovanni Battista - il 24 giugno - uno stendardo di seta che un loro rappresentante avrebbe dovuto portare nella chiesa durante un solenne corteo.

Più tardi, tra il 1369 e il 1370, alcuni dei Conti di Collegalli furono accusati di aver partecipato alla ribellione di San Miniato contro Firenze, conclusasi con la conquista del castello da parte delle milizie di Firenze.
Le notizie su i Conti di Collegalli terminano intorno all'anno 1427 e da qui la proprietà del castello passa a diverse famiglie nobili, fino a quando, nel 1844 la famiglia degli Orlandini Beccuto vendette la proprietà di Collegalli al Duca Ferdinando Strozzi, il quale possedeva già il castello e la fattoria di Balconevisi.

 

Fattoria di Balconevisi Montaione

 

Il Duca Ferdinando Strozzi, costruì la Villa di Collegalli sulle rovine del castello di cui rimangono oggi alcune contrafforti, e più tardi la vendette - insieme con la fattoria di Balconevisi - alla famiglia Uzzielli. A quel tempo, la tenuta di Collegalli contava una popolazione di ben 400 persone.

Oggi, oltre alla Villa è possibile ammirare la Chiesa di San Vito e il chiesino di Collegalli raggiungibile solo a piedi attraverso un breve sentiero nel bosco.

 

Fonte Visitmontaione

Fonte Comune di Montaione

 

 

 

 

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