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Comune di Reggello 
Breve cenno storico
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Il territorio comunale è ricchissimo di toponimi che testimoniano una fitta presenza di popolazione fin dalle età più antiche (periodo etrusco e periodo romano). Bisogna attendere i secoli X e XI per avere le prime attestazioni scritte: nel 995 è ricordato il Castello di Luco (presso Ostina) e nel 1040 è menzionata la Pieve di San Pietro a Cascia. Nello stesso periodo il territorio è caratterizzato dalla nascita e dallo sviluppo di siti incastellati. Fra tutti il più rilevante, per la presenza di un consistente deposito archeologico visitabile, è il Castello di Poggio alla Regina: costruito dai Conti Guidi su emergenze altomedievali ed etrusche, passò alla metà del XIV secolo sotto la Repubblica Fiorentina, che aveva fin dal 1309 organizzato il territorio del plebato di Cascia nell'omonima Lega. A capo della Lega di Cascia la dominante aveva posto un Podestà, residente a Borgo a Cascia, dove sono ancora oggi visibili i resti del palazzo podestarile. Dello stesso periodo sono le più antiche testimonianze dell'abitato di Reggello. Un luogo detto Reggello è ricordato in atti notarili del 1317. L'attuale capoluogo nacque come mercatale all'incrocio di strade di lunga percorrenza: la via del Casentino - detta via del vino ancora alla fine del secolo scorso - e la Cassia Vetus, che, attraverso un diverticolo, da Cascia saliva a Reggello. All'inizio del XV secolo la sede podestarile fu spostata a Reggello, anche se la Lega conservava ancora il nome di Cascia e Ancisa, è necessario aspettare il 1773 per sancire la nascita della Comunità di Reggello, con la definitiva scomparsa della Podesteria.
Da Vedere
l'Abbazia di Vallombrosa
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L' Abbazia di Vallombrosa è situata proprio nella splendida Foresta creata e curata nei secoli dai monaci e dichiarata nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale. Nel 1008 Giovanni Gualberto, nobile fiorentino, che si era da poco fatto monaco, lasciò con un compagno il monastero di San Miniato di Firenze, per trovare un luogo più isolato dove raccogliersi. Dopo un incontro con San Romualdo, fondatore dell'eremo di Camaldoli, si recò in una località denominata "Acquabona" ove già si trovava un piccolo romitorio dove adesso sorge il monastero di Vallombrosa vennero costruite celle di legno per i nuovi adepti che raggiunsero Gualberto. Nel 1015 i monaci elessero Gualberto a loro superiore, e nacque la nuova congregazione dei monaci vallombrosani, che seguì la regola di San Benedetto basata sul precetto "ora et labora". Nel 1036 iniziarono i lavori per la costruzione in muratura delle celle e dell'oratorio. Intorno al 1450 vennero eseguiti importanti ampliamenti: furono costruiti la nuova sacrestia e i locali del noviziato, e alla fine del XV sec. il complesso assunse le caratteristiche e l'aspetto attuali. Nel 1529, dopo il saccheggio di Carlo V, venne elevata la torre di levante per difendere gli arredi e i libri più preziosi; nel XVII sec. fu costruito il muro che chiude il piazzale, e alla fine del XVIII sec. la grande vasca antistante l'Abbazia (usata per allevare trote e per la produzione del ghiaccio). Il monastero, soppresso durante 1'epoca napoleonica, fu riaperto nel 1817 dal Granduca Ferdinando. Nel 1866 il neonato Regno d'Italia sfrattò i monaci e il monastero passò all'Azienda Forestale. I benedettini vi tornarono solo nel 1949. La visita al monastero è assai interessante: l'imponente costruzione, dominata dall'alto campanile del '200 e dalla torre, ha l'aspetto di un castello. Oltrepassato il cancello si ammira la bellissima facciata secentesca di Gherardo Silvani. Secentesca è anche la facciata della chiesa, che conserva però l'impianto medievale, pur se 1'aspetto attuale è caratterizzato da interventi barocchi. Numerose le opere d'arte conservate nell'Abbazia: un bassorilievo robbiano nel vestibolo prospiciente il refettorio, le quindici tele di Ignazio Hugford nel refettorio, il coro ligneo della chiesa intagliato e intarsiato da Francesco da Poggibonsi. Intorno all'Abbazia, nella foresta, nei luoghi sacri più significativi legati a episodi prodigiosi della vita di Gualberto, si trovano cappelle e tabernacoli databili tra il XVI e il XVII sec. I percorsi che portano a questi piccoli edifici religiosi offrono al visitatore molteplici occasioni di meditazione.
Cascia
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La Pieve di S. Pietro a Cascia fu edificata per volontà della contessa Matilde di Canossa tra il X e il XI secolo. Conservata perfettamente, grazie anche ai sapienti restauri, costituisce un esempio tipico di architettura romanica. Davanti alla chiesa si apre un arioso portico, il solo fra tutte le chiese romaniche della zona rimasto nella sua forma originale. Sulla destra si erge la massiccia torre campanaria, a pianta quadrata, strutturata e rivestita in pietra serena che, secondo gli esperti, potrebbe essere stata una torre del "Castelvecchio" dei Conti Guidi (VII sec.) o una torre di guardia dei longobardi (VI sec.). All'interno la pianta a tre navate ha una sola abside semicircolare nella navata centrale senza transetto. Le campate di comunicazione tra le navate sono segnate da colonne sormontate da capitelli di tipo corinzio ; due pilastri a sezione quadrata delimitano la zona presbiteriale. I capitelli della prima, terza e quinta colonna a destra riportano teste scolpite di animali e di uomini, figure di significato allegorico, elementi decorativi tipici dell'arte romanica. Nella navata di sinistra si può ammirare il "Trittico di San Giovenale" di Masaccio, riscoperto nel 1961 in pessime condizioni di conservazione nella chiesetta di San Giovenale, per la quale era stato commissionato dalla famiglia Castellani. La tavola che rappresenta la madonna col bambino e quattro santi, sul bordo inferiore reca la data dell'esecuzione (23 aprile 1422) è la prima opera nota del Masaccio ed è una delle più rappresentative del primissimo Rinascimento. Quest'opera ci presenta il grande Masaccio "nel suo glorioso momento aurorale, al punto di snodo tra antico e nuovo linguaggio espressivo. Si può ben dire che, in un certo senso, la grande pittura moderna dell'occidente ha il suo codice genetico in quest'opera difficile e quasi scontrosa dipinta da un principiante geniale per una parrocchia di campagna" (Paolucci).
S. Margherita a Cancelli
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S. Margherita a Cancelli fu costruita nella seconda metà del XII sec., in sostituzione di S. Lucia a Fondoli che stava ormai perdendo d'importanza ; varie furono le trasformazioni subite nel tempo, la più consistente fu operata all'inizio del secolo. Nel 1972, dopo un crollo pauroso, è stato completato il restauro della chiesa che ora appare nella sua bellezza semplice e decorosa e nelle sue linee severe, che conservano i ricordi principali, le opere artistiche che la decorano e la documentazione del primitivo stile romanico della chiesa : Il campanile fu costruito avanti la prima guerra mondiale, realizzato per volontà del popolo. All'interno della chiesa troviamo un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, attribuita al Maestro di Fucecchio che in questa pittura manifesta la coscienza del primo Rinascimento, in un'epoca di fine Medio Evo. I due Santi vicini all'immagine centrale richiamano S . Antonio Abate, patrono della campagna e degli animali, e S. Luigi. Una nota merita la sala detta della "Tinaia", che fino al secolo scorso fu sede del Consiglio della Compagnia : Nel muro che guarda a oriente appaiono ancora i numeri dove in ordine gerarchico erano seduti gli iscritti.
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Immersa nella quiete della campagna, punteggiata da oliveti e vigneti, incontriamo la Pieve di Pitiana. Anch'essa, come le pievi di Gropina, Gaville, Cascia, S. Agata e Pian di Scò, fa parte delle chiese matildine, erette cioè per volontà della contessa Matilde di Canossa. La chiesa è situata lungo il percorso dell'antica Cassia, stando ad alcuni documenti si ritiene che la sua fondazione sia anteriore all'anno 1000 ; ciò si desume anche da quanto il Repetti scrive intorno alla torre quadrata, che già esisteva nel 1028. Già a questa data la chiesa era dedicata a S. Pietro, come risulta da un contratto presente nell'Archivio Diplomatico Fiorentino. All'interno della Pieve sono presenti due tavole attribuite alla scuola del Ghirlandaio, in una è raffigurata l'Annunciazione di Maria Vergine, nell'altra la Madonna col Bambino con S. Benedetto e S. Agostino. Di rilevante interesse è il tabernacolo realizzato in pietra serena risalente al 1300 circa. Risulta notevole, sia per il valore storico che artistico, tutto il complesso di pertinenza della Pieve compresa la bella villa Guicciardini e la torre.
S.Clemente a Sociana
La chiesa di S. Clemente, situata alla base occidentale dei poggi che scendono dai monti di Vallombrosa, si presenta a forma di croce latina, tutta coperta a volta ; il presbiterio, rialzato da uno scalino, è segnato da quattro archi romanici che lo distinguono dai tre bracci che poggiano sopra i pilastri quadrati con base e capitelli uguali. Davanti alla facciata troviamo un porticato coperto a travicella, sostenuto da un muro di cinta e da due colonne cilindriche al centro. Il campanile a vela ha tre campane. Questa chiesa fu patronato prima dei Cavalcanti e dei Gianfigliazzi. Sul portale d'ingresso vi sono due stemmi patronali. All'interno possiamo ammirare due splendidi capolavori della scultura quattrocentesca : due angeli reggicandelabro opera di Mino da Fiesole e una Madonna col Bambino, bassorilievo di Antonio Rossellino, entrambi artisti fiesolani e raffinati allievi di Donatello.
Fonte Comune di Reggello
Fonte Storia e cultura
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