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Comune di Rufina 
Geograficamente il territorio del Comune di Rufina si estende per 46 Kmq occupa il lungo sprone montuoso di Pomino e si inserisce nel bacino della bassa Val di Sieve, sviluppandosi in riva sinistra del fiume Sieve, a sud, sin quasi alla confluenza di questo con l'Arno, e ad est fino a lambire il "nodo" orografico della Consuma, punto di sutura tra la dorsale appenninica del Falterona e quella subappenninica del Pratomagno. La delimitazione del Comune è data dai seguenti territori confinanti: Pontassieve, Pelago, Montemignaio, Pratovecchio, Londa e Dicomano.
Cenni storici
Il toponimo di Rufina, secondo la maggior parte degli studiosi, è sicuramente di origine etrusca; i reperti del IX secolo a.C. confermano l'esistenza, nel luogo, di un abitato di una certa importanza sino dall'epoca villanoviana.
Secondo il Repetti, autore del celebre "Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana", il nome di "Rufina" deriva dal fiumicello omonimo che attraversa il paese; secondo altri sarebbe stato assegnato al borgo da un ricco feudatario della zona.
Le prime notizie risalgono a una bolla di papa Gregorio VIII, del 1076, dove si parla di "homines de Rufina". Il primo nucleo abitato si costituì al Poggiolo, dove poi sorse un convento di frati. Solo assai tardi (1850-60), però, si venne formando un vero e proprio centro, di una certa consistenza, intorno alle poche case che già esistevano presso il ponte sul torrente Rufina. Anche l'incanalamento del torrente e la conseguente bonifica dei terreni furono una impresa laboriosa. Solo nel XVIII sec. i frati del Poggiolo riuscirono a risanare la zona, in modo che l'abitato di Rufina potesse cominciare a estendersi nella zona dei Piani.
L'origine del Comune di Rufina è piuttosto recente, essendo stato istituito il 02/12/1915. Prima di questa data Rufina faceva parte, come frazione, del vicino Comune di Pelago.
Il paese trae origine da una consistente opera di bonifica del terreno adiacente al Fiume Sieve alla sua conflenza con il torrente Rufina, realizzata nel primo settecento dai frati del "Poggiolo". Ancora oggi sono visibili strutture murarie di contenimento che hanno consolidato e reso abitatabile un ansa del Fiume oggi quasi totalmente urbanizzata. Per maggiori informazioni sulla cultura, l'arte e la storia di questo territorio consulta on-line il lavoro "Cornucopia" edito dal Comune di Pontassieve.
Da Vedere
Il Castello di Castiglioni
Il sito
Di quello che fu il "palazzo magnifico e fortezza e poi comoda villeggiatura dei Vescovi di Fiesole" rimane ancora l’imponente massa quadrilatera, sul cui lato orientale una torre semicircolare costituisce nella parte basamentale l’abside di una cappella romanica, che dovrebbe corrispondere alla scomparsa chiesa di San Donato del Castiglione, ricordata negli elenchi delle Decime.
Sullo stesso lato occupato dalla chiesetta, che ne viene inglobata, è l’antico palazzo vescovile, che conserva elementi rinascimentali.
All’inizio del Novecento l’edificio apparteneva alla famiglia dei Marchesi Peruzzi e dei signori Pacini. L’edificio è stato restaurato intorno agli anni trenta dagli attuali proprietari Nicolodi.
Esternamente il castello, ai piedi del risalto su cui sorge e sul lato meridionale, è un piccolo borgo rurale sorto su quella che doveva essere la strada di accesso e che conserva interessanti elementi architettonici riferibili all’epoca medievale.
Una curtis di Castiglione è menzionata, insieme a quella di Turicchi ed al castrum di Agna, in due bolle pontificie, una di Pasquale II (1104 marzo 15), l’altra di Innocenzo II (1134 novembre 16), dirette al Vescovo di Fiesole a conferma dei domini ad esso spettanti tanto nel temporale quanto nello spirituale. E’ presumibile che quella corte facesse capo ad un insediamento fortificato, di cui serba ricordo l’odierno toponimo della località Castello a breve distanza da Rufina e nelle immediate vicinanze della pieve di Santo Stefano a Castiglioni; ma come castello non ne è fatta menzione nei documenti più antichi. Nel XIII secolo gli uomini di Castiglione, Agna, Rufina e Turicchi, facevano periodicamente atto di sudditanza al Vescovo di Fiesole; la zona in questione, situata ai margini nord-orientali dell’odierno territorio di Rufina, costituiva infatti la Contea episcopale di Turicchi che pur riconoscendo nel 1398 l’autorità del Comune Fiorentino, mantenne sino alla fine del XVIII secolo prerogative di indipendenza fiscale e giurisdizionale.
La chiesa di S. Donato di Castiglione
L'appartenenza del Castello al Vescovado fiesolano promosse l'erezione, al suo interno, di una chiesa parrocchiale, quella di S. Donato a Castiglione, che venne poi soppressa. Anche in altri casi la signoria feudale di un Vescovo portò all'edificazione di chiese castellane, come forse fu il caso di Monteloro, Montefiesole, Montebonello.
La chiesa di S. Maria a Falgano
Storia
La chiesa è ricordata negli elenchi delle Decime degli anni 1277-1278, a dimostrazione del fatto che svolgeva funzioni parrocchiali passate successivamente alla vicina S. Giusto, ricostruita in epoca granducale.
La datazione dell’edificio può creare qualche difficoltà, poiché ha subito rifacimenti posteriori su strutture che, a detta di Pinelli, potrebbero risalire a un periodo preromanico. Ad attestare quest’ipotesi è una piccola bozza di pietra d’arenaria, visibile sul fianco esterno sinistro, scolpita con un motivo decorativo a treccia nella parte inferiore, mentre in quella superiore è un rilievo detto a "cani correnti". (da confrontare con esempi di arte orafa)
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Piccola bozza di pietra d’arenaria, visibile sul fianco esterno sinistro, scolpita con un motivo decorativo riferito ai secoli VIII-IX |
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La decorazione costituisce un raro esempio di scultura altomedievale nel contado fiorentino ed è stato riferito ai secoli VIII-IX. Una lastra molto simile a questa è presente nella cripta dell’abbazia di San Salvatore in Agna, nel pistoiese, databile fra il sec. VIII e il X. Il motivo a treccia così simile a questo lo ritroviamo anche nella chiesa di Santa Maria ad Acone e nella pieve di San Giovanni in Petrojo (Barberino di Mugello), che vengono datati però più recentemente intorno al secolo XII, a conferma del fatto che un certo repertorio decorativo persistette durante il Medioevo.
L'architettura
La chiesa ad aula unica, priva di abside, presenta un paramento murario in pietre di cava. La facciata è a capanna, con portale d’ingresso sormontato da un piccolo occhio, entrambe opere di restauro.
All’angolo fra la parete nord e quella posteriore si vedono grandi bozze in pietra da taglio.
La parete posteriore presenta una muratura in bozze di pietra da taglio che tendono a diminuire di dimensione verso l’alto. Al centro rimane traccia di un’antica monofora, ora tamponata, con stipiti in più pezzi, architrave monolitico con archivolto ed estradosso diritti, elementi tipici dell’architettura romanica del contado a partire dal XII secolo.
Il lato meridionale dell’edificio è nascosto da una costruzione addossata posteriormente, mentre il campanile a vela sembra frutto di un intervento di restauro.
L’interno è oggi completamente intonacato, il presbiterio è preceduto da un arco trasversale sorretto da due pilastri che forse non sono originali.
Arredi
Fra gli arredi questa chiesa è ricordata una tavola di scuola fiorentina del secolo XVI(?)-XVII raffigurante la Madonna col Bambino (Toscana, guida del Touring Club Italia, Milano, 1974, p.342.).
Fonte Comune di Rufina
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