Ercole e Caco
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Ercole e Caco

Ercole e Caco  - Firenze
Ercole e Caco  - Firenze La statua con sfondo la Galleria degli Uffizi

L' Ercole e Caco è una scultura in marmo di Baccio Bandinelli situata in Piazza della Signoria davanti a Palazzo Vecchio e a fianco di quella che oggi è una copia del David di Michelangelo , a Firenze . L'opera è posta su un bel basamento con dei busti di fauno scolpiti a bassorilievo e reca, in latino , la firma dell'autore. Il tema allegorico è quello della forza e dell'ingegno di Ercole che sconfiggono la malvagità di Caco , episodio narrato da Virgilio e altri poeti nella saga delle Dodici fatiche di Ercole .

Storia e descrizione

Finita nel 1533 ebbe una genesi travagliata e complessa. In un primo momento era stata infatti commissionata a Michelangelo nel 1505 , che ebbe appena il tempo di realizzare un (presunto) modellino conservato oggi al Museo di Casa Buonarroti , preso dai sempre più pressanti impegni a Roma .

La commissione restò solo sulla carta: nel 1525 si interpellò per la prima volta Baccio, poi nel 1528 si tornò a parlare di Michelangelo e in quell'occasione venne mutato il soggetto su sua iniziativa, preferendo il Sansone e i filistei . Con il ritorno dei Medici ( 1530 ) la commissione fu affidata definitivamente al Bandinelli, che la terminò nel 1534 .

Baccio, secondo quanto racconta il Vasari nelle Vite , era uno dei più accaniti ammiratori di Michelangelo, attento studioso della sua opera nell'ambizione di arrivare a superarlo. Quando però si dovette rassegnare a non avere il talento per essergli alla pari, l'ammirazione si mutò prima in invidia e poi in odio. Lo imitò spesso nei soggetti e nel gigantismo, credendo che la grandezza del Buonarroti consistesse nelle grandi misure delle statue, facendo sculture enormi, ma senza forza né anima, né perfezione anatomica .

L' Ercole è giudicato come un tipico esempio dei tentativi di Baccio per superare o almeno eguagliare Michelangelo: lo scolpì raggiungendo l'obiettivo di essere collocato nella prestigiosa piazza pubblica a fianco del David , ma l'opera è permeata di gigantismo, con uno sfoggio di massa muscolare che non si traduce in espressività e movimento, ma resta fine a sé stessa.

Ma basti il commento tagliente di Benvenuto Cellini a proposito dell'Ercole per dare la misura di quanto, in questo confronto, Baccio ne sia uscito sconfitto:
"Se gli si tolgono i capelli non gli rimane testa sufficiente per un cervellino […]
e il corpo sembra un saccaccio di poponi appoggiato a un muro!"

La figura di Baccio, permeata da una secolare cattiva fama, va magari analizzata nel contesto di un ambiente artistico "ossessionato" dalla fama dei "giganti" del Rinascimento maturo, ( Raffaello , Leonardo e Michelangelo ), dove ai giovani artisti veniva indicato di cercare la "maniera" dei grandi piuttosto che sforzarsi a individuare una propria strada a partire dall'osservazione della natura. È l'epoca del manierismo , dove Baccio forse sentì la sua sensibilità schiacciata da modelli tanto grandi, accantonando tipologie di lavoro magari a lui più congeniali (come lo stiacciato del quale diede una altissima prova nei rilievi di Santa Maria del Fiore ) in favore di altre più tuttosommato estranee.

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Veduta verso Palazzo Vecchio Il piedistallo con la firma di Bandinelli Cinghiale Mastino

 

 

 

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